Al Sud solo le briciole. La cassa del Cipe in mano ai renziani, De Vincenti parla solo ai convegni: Scotto all’attacco

di Stefano Iannaccone
Politica

Troppo centralismo e solo mance con Renzi. Senza dimenticare le risorse promesse e mai arrivate. Infine, la cassa del Cipe in mano a Lotti con il ministro della Coesione De Vincenti usato solo come figurina. Arturo Scotto, deputato di Mdp, parla di cosa non ha funzionato e cosa serve al Sud.

Gli ultimi dati indicano una ripresa nel Mezzogiorno. È un fuoco di paglia?
La ripresa è legata a fattori fragili dell’economia. Il dato strutturale è che il Mezzogiorno ha bruciato metà dell’apparato produttivo, con livelli di disoccupazione simili a Grecia e Spagna.

Il Governo ha istituito un ministero apposito: si sta muovendo nella giusta direzione?
Gentiloni ha affidato a De Vincenti il ministero, ma non vorremmo che la sua competenza sia usata solo nei convegni. La cassa, cioè il Cipe, resta sotto il controllo di Lotti.

Infatti uno studio indica che il Cipe destina prepara più per il Nord rispetto al Sud..
La risposta a questo comportamento è arrivata dall’elettorato al referendum del 4 dicembre con la netta vittoria del No.

Cosa resta del masterplan per il Sud?
Ricordo solo che su 31 miliardi previsti dalla Finanziaria del 2014 ne sono distribuiti 17: gli altri mancano ancora all’appello. Il problema è che in molti Comuni, anche grandi, non c’è addirittura un ufficio sulla progettazione europea.

Le amministrazioni locali hanno quindi le loro colpe…
Ci sono dei limiti nell’impostazione: lo sviluppo al Sud non può essere solo legato al turismo. Ma è vero pure che il Governo Renzi ha avuto un’impostazione molto centralista. Occorre un cambiamento di registro: le autonomie locali sono decisive.

Insomma con Renzi è stato perso del tempo per rilanciare il Sud?
Renzi non capisce il Sud, liquida tutto come una questione di risorse. Mentre è necessario rimettere al centro la buona politica contro la filiera clientelare del potere. Ha immaginato di vincere le campagne elettorali con la frittura di pesce promessa da De Luca e distribuendo qualche prebenda.

Sul Mezzogiorno non è solo colpa di Renzi…
I Governi, negli ultimi anni, non hanno fatto altro che riallocare risorse già esistenti. Il tema riguarda le risorse aggiuntive. Credo sia necessario riattivare la clausola Ciampi, che prevedeva il 45% di investimenti pubblici nel Mezzogiorno. Basta con le mance: si può recuperare un punto di Pil puntando sull’innovazione.

Da un punto di vista politico il Sud ha bisogno di un partito meridionalista?
Il Sud ha bisogno di forze nazionali con una cultura meridionalista. Nel corso degli ultimi anni le classi dirigenti del Mezzogiorno sono stati più deboli nella contrattazione, perché non avevano partiti nazionali a sostenerli. Anzi si è affermata, anche nel centrosinistra, l’idea di un Sud sprecone. Mentre la Lega Nord è riuscita a imporre all’attenzione una questione settentrionale che non esiste

Dove bisogna intervenire per rilanciare il Sud?
C’è bisogno di una specializzazione produttiva. È necessario scommettere su settori innovativi, come le energie rinnovabili, pensando un sistema di piccole opere e non operazioni dedite alla speculazione. Poi si deve scrivere un piano del lavoro, che parta dalla tutela del territorio. Infine bisogna mettere in agenda il contrasto alla povertà.