Alemanno ci crede: la nuova An riunirà tutta la destra

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di Vittorio Pezzuto

Le cronache del week-end hanno raccontato di un’assemblea della Fondazione Alleanza Nazionale segnata da liti, insulti, minacce e schiaffi ma Gianni Alemanno invita a minimizzare: «Sono stati piccoli episodi provocati dai soliti quattro o cinque esagitati. Il dato essenziale resta un altro. Partendo da Fratelli d’Italia e dall’Officina per l’Italia, un blocco di persone ha trovato una sintesi su un preciso progetto politico: la nascita di un partito che torni a rappresentare tutta la destra italiana».
Nel suo simbolo potrà comparire anche quello di Alleanza nazionale: un’ipotesi che Storace e l’ala berlusconiana hanno cercato di osteggiare. Già si parla di carte bollate.
«Nessuno vuole ‘regalare’ a Fratelli d’Italia il simbolo di An, tanto meno Giorgia Meloni e Ignazio La Russa pensano di poter imporre la loro volontà unilaterale su tutta un’area politica. Se si legge la mozione approvata è fin troppo chiaro come l’obiettivo sia un altro: lanciare un Congresso costituente aperto a tutti i cittadini, grazie all’utilizzo integrale del metodo delle primarie per eleggere ogni carica politica centrale e periferica. Entro il prossimo 23 dicembre, sarà la stessa Fondazione a verificare che su questo percorso non ci sia nessuna immotivata esclusione: solo con queste condizioni alla nuova formazione politica sarà concesso di utilizzare il nome di Alleanza Nazionale».
Restano però indisponibili i circa 300 milioni di cui dispone la Fondazione.
«Noi puntiamo solo sulla sua benedizione ideale e sull’utilizzo del simbolo. È però vero che dovrebbe intensificare le sue attività; io stesso ho proposto la creazione di un suo comitato scientifico presieduto da una personalità come Marcello Veneziani».
Lo spot più efficace per la nuova An sarebbe la restituzione dei rimborsi elettorali…
«Siamo assolutamente d’accordo che i partiti restituiscano tutto quello che hanno ricevuto dalle elezioni politiche dello scorso febbraio in poi».
Guarda caso quando voi non avete incassato nulla…
«In effetti non avremmo nulla da restituire».
E per quanto riguarda invece i 55 milioni di euro di rimborsi elettorali custoditi dalla Fondazione?
«No, quelli sono stati incassati non solo da An ma da tutte le liste elettorali e non vedo perché solo noi vi dovremmo rinunciare».
Magari perché non si tratta di rimborsi ma di finanziamenti pubblici veri e propri.
«Sono contrario a questa ipotesi di ‘disarmo unilaterale’ da parte della destra».
Si candiderà alle elezioni europee?
«Accetterei un’eventuale candidatura solo per sostenere la nascita di questo nuovo partito. Non è però una mia particolare aspirazione. Il Parlamento europeo non ha ancora ottenuto poteri veramente sostanziali. Al contrario dobbiamo lavorare per rafforzare la sovranità nazionale garantita dal nostro Parlamento, senza continuare a fingere che esista un sistema democratico che governa i cittadini europei».
A sinistra impazza un retroscena: la scissione di Berlusconi con Alfano sarebbe tutta una finta per non lasciare al Pd il monopolio dell’area di governo.
«Non siamo e non vogliamo essere così abili. Si tratta di fantapolitica e soprattutto di un ragionamento impresentabile: decidere se stare all’opposizione o al governo è questione molto seria e su certe cose non si gioca».
Cosa pensa di Matteo Renzi?
«È persona senz’altro dotata di grande carica umana ma la sua agenda politica appare tuttora molto confusa e approssimativa. In particolare il suo errore è quello di illudersi che sia possibile creare occupazione solo riformando le regole sul lavoro. Occorre invece creare le condizioni per lo sviluppo. In quest’ottica è fondamentale che si avvii un negoziato duro e vero sui trattati europei, anche a costo di decidere l’uscita dall’euro. E al tempo stesso è necessaria una forte revisione della spesa pubblica che liberi risorse. Penso ai 30 miliardi di euro che si potrebbero risparmiare creando finalmente le centrali uniche di acquisti dei beni e dei servizi pubblici. Tutti soldi che non andrebbero sprecati per far fronte alla nostra scellerata adesione al Fiscal compact (che dal 2014 ci costerà 50 miliardi di euro l’anno) ma per ridurre le tasse e per fare nuovi investimenti pubblici».
Questo governo ha ancora una base politica di consenso oppure si regge solo sulla forza dei numeri parlamentari?
«Prima o poi il neosegretario del Pd troverà più conveniente staccare la spina a questo esecutivo per andare subito al voto. Con un diktat dai toni apparentemente soft, il sindaco di Firenze ha intanto di molto alzato l’asticella delle riforme e adesso scopriremo se Letta sarà in grado di superarla senza perdersi Alfano e i suoi. Gli amici del Ncd devono vigilare con attenzione e non fare alcuna concessione su quei contenuti dell’agenda Renzi che appaiono molto a sinistra: penso all’introduzione dello ius soli e delle unioni di fatto. Se non stanno attenti rischiano di farsi trascinare su un terreno innaturale per una formazione di centrodestra. Evitino di farsi sedurre da una sinistra che potrebbe abbandonarli quando non saranno più utili ai suoi disegni».
Sta evocando la rapida (e ripida) parabola politica di Gianfranco Fini?
«Beh, il rischio che la storia si ripeta c’è tutto… In queste strumentalizzazioni la sinistra è davvero molto abile».