Alfano non stacca la spina. La rivincita delle colombe. Giovanardi parla di 40 transfughi, ma i dissidenti potrebbero essere solo 15. Il diktat del Cav: il Pdl deve votare la sfiducia

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Filippo Conti

È ancora tutto per aria. La convulsa giornata politica non ha portato a un dato certo, se non il fatto che questa mattina, prima in Senato e poi alla Camera, si voterà la fiducia al governo, come annunciato dal ministro Dario Franceschini. Che ieri mattina è salito al Quirinale insieme a Enrico Letta: il premier ha illustrato al capo dello Stato (o si è fatto dare la linea?) i contenuti del discorso che sta ancora limando per questa mattina.
La giornata, dicevamo, è stata intensa. Con una girandola di incontri tra Palazzo Chigi e Palazzo Grazioli. Una partita giocata sul filo dei nervi tra Letta e Silvio Berlusconi. Il Cavaliere, infatti, in mattinata ha tirato il freno a mano sulla sfiducia al governo. Una prudenza dettata innanzitutto dalla perdita del titolo Mediaset in Borsa. Ma anche dagli ultimi sondaggi arrivati sul suo tavolo da Alessandra Ghisleri: negli ultimi due giorni il Pdl ha perso ben sette punti percentuali. Segno che l’elettorato di centrodestra non comprende le ragioni dello strappo. E già questo basterebbe per muoversi con più cautela.

L’incontro con Alfano
Poi, all’ora di pranzo, insieme allo stato maggiore del partito, ha visto Angelino Alfano. Con il vicepremier il confronto è duro. Serrato. “Se domani (oggi, ndr) voti contro la fiducia al governo, io e gli altri ministri non ti seguiamo più. Sarebbe un errore clamoroso che finirà per danneggiarti. Se continui su questa strada, sappi che a Palazzo Madama è pronto un gruppo di senatori pronto sostenere il governo”, è il nocciolo del discorso di Alfano a Berlusconi. “Se fai cadere Letta, si andrà a votare nel peggiore dei modi e tu dovrai giustificare davanti agli italiani il motivo di questa scelta”, ha aggiunto Alfano. Che poi ha voluto rassicurazioni anche sulla nuova Forza Italia. Chiedendo la testa di Daniela Santanchè. “Se Forza Italia sarà in mano ai falchi, noi non entreremo”, ha detto il ministro dell’Interno, parlando a nome degli altri ministri, ma anche di tante colombe. Tra cui anche Fabrizio Cicchitto. “Ormai sono un battitore libero”, sussurra l’ex capogruppo.

La controproposta
Berlusconi ha ascoltato scuro in volto l’arringa di colui che considera ormai un ex delfino. E ha tentato di rilanciare. Con una controproposta: Letta nel suo discorso in Parlamento deve inserire la riforma della giustizia tra le priorità e riconsiderare la retroattività della Severino, investendo la Corte Costituzionale. Ed è questo che Gianni Letta va a riferire al nipote a Palazzo Chigi nel pomeriggio. Ma la proposta è stata considerata irricevibile: nessuna trattativa col Pdl. Per questo in serata i venti di crisi spirano ancora forti tra i palazzi romani della politica. Qualcuno sussurra che il Cav, in cambio di un sì al governo, come contropartita abbia chiesto anche un rimpasto, con l’ingresso di almeno un paio di falchi. Ma è solo un boatos.
Intorno, nel frattempo, si scatena la tempesta. “Alfano ha chiesto la mia testa. Se questo sarà utile a Berlusconi, gliela offro io su un piatto d’argento”, afferma in modo provocatorio la Santanchè. Mentre Carlo Giovanardi getta benzina sul fuoco. “Almeno 40 senatori del Pdl sono pronti a votare la fiducia a Letta a qualsiasi costo”, rivela. Realtà o tattica?

Senatori dissidenti
“A Palazzo Madama i nostri pronti a tradire non sono più di 15, ma poi bisogna vedere se davvero sono disposti ad andare fino in fondo”, fa sapere una fonte pidiellina. I numeri per creare un nuovo gruppo, comunque, ci sono. E c’è pure il nome: Nuova Italia – Ppe.
A metà pomeriggio, dunque, la situazione è di stallo. Qualche spiraglio, però, da parte di Berlusconi si intravede. Tanto che la Borsa chiude addirittura con un più 3,11. A complicare le cose è però un’intervista del Cav al settimanale Tempi. “Letta e Napolitano avrebbero dovuto rendersi conto che, non ponendo la questione della tutela dei diritti politici del leader del centrodestra nazionale, distruggevano un elemento essenziale della loro credibilità. Come può essere affidabile chi non riesce a garantire l’agibilità politica?”, sono le parole di Berlusconi. Dichiarazioni di fuoco che complicano i rapporti già tesi con il Quirinale dopo la telefonata trasmessa da Piazza Pulita. I rapporti tra Palazzo Grazioli e il Quirinale non sono mai stati freddi come in queste ore. E il direttore di Tempi, Luigi Amicone, conferma che le risposte del Cavaliere sono di oggi e non di qualche giorno fa, come spesso accade in questi casi. All’ora di cena, mentre è in corso un nuovo vertice a Palazzo Grazioli i maggiorenti del Pdl, compresi i ministri, la situazione resta critica. Il barometro segna ancora tempesta. Per questo le parole di Alfano (“non si sono gruppi e gruppetti nel partito, tutti votino la fiducia a Letta”) appaiono come una speranza e nulla più.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

La politica che ama il Medioevo

Va bene che la destra è conservatrice e quella italiana addirittura preistorica, ma quando ieri le cronache parlamentari narravano della Meloni che ha scritto a Salvini per accordarsi sui candidati alle amministrative non poteva che scapparci da ridere. Ma come: stanno sempre col telefonino in

Continua »
TV E MEDIA