Angelino e tanti demoni. Alfano sempre nel tritacarne, il suo partito è in liquefazione. E molti guardano a Verdini

La rottura interna al Nuovo centrodestra di Angelino Alfano, finito nel tritacarne mediatico, mette in difficoltà il Governo. Con il pensiero rivolto al referendum

Dai sussurri alle voci il passo è breve. Soprattutto quando il tema del chiacchiericcio è una possibile crisi di Governo con relative elezioni anticipate, chiamando in causa il Quirinale, oggetto del gossip di queste ore. E se questo arpeggiare sul tema politico più caldo dell’estate, destinato a salire di temperatura con il passare dei giorni, ha come centro nevralgico la rottura interna al Nuovo centrodestra di Angelino Alfano, finito nel tritacarne mediatico con il solito uso delle intercettazioni a orologeria, la vera nota forte dello sparito resta l’eventuale sconfitta al referendum costituzionale da parte della maggioranza. A quel punto tutto è possibile.

ORIENTAMENTO MATTARELLA
Non a caso è proprio a Sergio Mattarella che la politica guarda per capire cosa intende fare se Renzi dovesse davvero trovarsi senza i numeri per governare. In un certo senso lo stesso scontro tutto interno al Pd sembra tirare in ballo l’inquilino del Colle dal momento che un giorno Massimo D’Alema assicura che se cade Renzi non ci saranno elezioni anticipate, il giorno dopo è invece il premier ad avvertire che senza di lui l’unica via d’uscita sono le elezioni anticipate. Schermaglie politiche appunto, dalle quali Mattarella si tiene distante, come ha sempre ribadito di voler fare. Dal Quirinale assicurano che per il momento il capo dello Stato non vuole entrare in questi giochi di palazzo e perciò non possono che definire “fantasiose ricostruzioni” quelle che descrivono il presidente della Repubblica impegnato a studiare piani B o C per il dopo Renzi. Prematuro ipotizzare governi di scopo o istituzionali guidati da qualche carica istituzionale o da ministri provenienti dalla stessa storia politica del Presidente (come Dario Franceschini). È pur vero che a giorni ci sarà un importante test per la tenuta del governo, quando al Senato si voterà sul Bilancio degli Enti locali, ma entrare nei retroscena politici non è abitudine del capo dello Stato.

GRANA ALFANO
Il tracollo del Nuovo centrodestra e l’assalto frontale portato nei confronti di Alfano risultato strettamente politici. I dettagli tecnici, del resto, sono simili ai risultati delle analisi delle urine: tracce. In buona sostanza sta in piedi solo un vero ragionamento: o la maggioranza tiene, perché Ncd non sparisce, oppure salta il banco, perché gli antialfaniani avranno avuto la meglio. “Se c’è una cosa che non funziona da nessun punto di vista è l’ipotesi di un’uscita dal governo del Ncd per passare a un appoggio esterno”, spiega con lucidità il deputato alfaniano Fabrizio Cicchitto, “noi ci auguriamo che non se ne farà niente”. Facile a dirsi. I movimenti dei ribelli e i contatti degli incerti con il partito di Denis Verdini dimostrano come Ncd sia, di fatto, un partito in liquefazione più che in liquidazione. E solo il Colle, con i suoi silenzi, può tenere in vita. Senza la possibilità concreta di elezioni anticipate meglio evitare le fughe in avanti. Sarà per questa ragione che il senatore del Pd, Andrea Marcucci, ostenta sicurezza. “Le congiure di Palazzo fanno alzare l’audience delle fiction, ma nella realtà fanno male al Paese, sostiene l’esponente dem, “le riforme approvate cominciano a dare ora i loro effetti, interrompere il lavoro di questi mesi non ha senso per nessuno. Come tante altre volte in passato, i numeri ci sono e ci saranno”.