Alla Camera i tagli sono tutto un bluff

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Carmine Gazzanni

D’ora in poi un consigliere parlamentare prenderà “solo” 240 mila euro. E uno stenografo 172 mila euro. No, non sono sbagliate le cifre. È esattamente quanto prevede il tanto annunciato taglio degli stipendi per i dipendenti di Camera e Senato. Addirittura “senza precedenti”, come l’ha definita la Presidente della Camera Laura Boldrini. Eppure, a leggere i nuovi tetti si rimane perlomeno sbigottiti. I compensi, infatti, restano da favola, se consideriamo che mensilmente uno stenografo porterà comunque a casa oltre 14 mila euro. E un consigliere 20 mila euro.

TAGLI? NON ORA
Partiamo, però, da un dato. Come dichiarato dal Consiglio di Presidenza i tagli garantirebbero (ma il condizionale è d’obbligo) comunque un risparmio di circa 96 milioni di euro nei prossimi quattro anni, 60 per i dipendenti di Montecitorio e 36 per quelli di Palazzo Madama. Eppure il dubbio che si sarebbe potuto fare qualcosina in più resta. Innanzitutto, infatti, bisogna precisare che il taglio non sarà immediatamente operativo, ma procederà per via graduale fino a diventare stabile solo dal 2018. Facciamo qualche esempio pratico per capirci. Prendiamo lo stipendio attuale di un consigliere parlamentare che ha superato i 36 anni di attività. Se ad oggi il suo stipendio supera i 358 mila euro, nel 2015 si manterrà comunque sopra i 325 mila euro per poi arrivare – ma solo a partire dal 2018 – a quota 240 mila. E un assistente parlamentare? Oggi può arrivare a prendere 137 mila euro, mentre l’anno prossimo sarà “costretto” a rinunciare solo a briciole (9 mila euro). A conti fatti, dunque, nel 2015 il risparmio sarà minimo. Per dire: il prima anno il Senato taglierà poco più di 4 milioni.

PIÙ DI NAPOLITANO
Il bello, però, ancora deve arrivare. Se oggi, infatti, gli scatti di stipendio per tutti i dipendenti vanno di dieci anni in dieci, la nuova formula prevede che a partire dal 23esimo anno di attività si raggiunga il tetto massimo, che poi rimarrà stabile. Anzi aumenterà. Perché, ovviamente, Camera e Senato assicureranno ai loro dipendenti più anziani anche il premio di retribuzione nella misura del 10% dello stipendio. Ecco allora che il consigliere potrà arrivare a godere, nei fatti, di 264 mila euro annui. E il tetto di 240 mila euro dello stipendio del Presidente della Repubblica per tutti i dipendenti pubblici? Pace.

I “DIMENTICATI”
Ma non finisce qui. Non tutti, infatti, sono compresi nel computo della rimodulazione degli stipendi. L’ufficio di presidenza, infatti, ha “dimenticato” di menzionare segretario e vice segretari generali di Camera e Senato che oggi, secondo quanto si legge nelle tabelle retributive di Montecitorio, arrivano a cifre ben al di là del tetto di Giorgio Napolitano, superando i 300 mila euro i secondi e i 400 mila il primo. Insomma la casta, quella meno conosciuta, non molla. Aveva, anzi, alzato le barricate davanti a questi “tagli”. Se così si possono chiamare.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

Il suicidio del servizio pubblico

La difesa strettamente burocratica, da perfetto travet, fatta dal direttore di Rai3 Franco Di Mare in Commissione di vigilanza (leggi l’articolo) per scrollarsi di dosso l’accusa di censura sul concertone del Primo Maggio, spiega più di un’intera enciclopedia perché il Servizio pubblico in Italia è

Continua »
TV E MEDIA