Alla faccia della sicurezza. Troppe falle: 13 colpi di pistola e l’Italia si scopre vulnerabile. E ora c’è l’Expo

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Vulnerabili è dir poco. Questa volta non ci sono davvero scusanti dinanzi a un sistema sicurezza nell’accesso al Tribunale di Milano che ha evidenziato tutti i suoi limiti. E lo sanno bene tutti gli interpreti istituzionali, dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, al ministro dell’Interno, Angelino Alfano, per finire con il responsabile della Giustizia, Andrea Orlando. Tutti, questa volta, hanno riconosciuto limiti troppo lampanti per essere negati o giustificati in qualche modo. Tanto che gli interrogativi che nascono sembrano più che leciti: e se arrivasse davvero l’Isis? Senza guardare troppo oltre, visto che siamo a Milano, l’imminente allarme potrebbe riguardare l’Expo. Arriveranno migliaia di agenti in più, questo è un dato di fatto, ma resta il dubbio che possano essere sufficienti a tamponare delle falle che vanno oltre il numero del personale addetto alla sicurezza. Sono voragini del sistema, diventate ormai intollerabili.

QUALCUNO HA SBAGLIATO
Non si possono dormire sonni tranquilli. Così il premier parla di “falle evidenti”. Il guardasigilli Orlando di “gravi errori”. E il ministro Alfano chiede celerità nelle indagini per individuare “il responsabile dell’ingresso di un’arma a palazzo di giustizia”. Già, l’arma. Che a quanto pare sembra essere entrata da un ingresso secondario dove al killer, Claudio Giardiello, è bastato mostrare un documento (forse falso). Lì il metal detector non c’è. Obiettivamente un gioco da ragazzi aggirare l’ostacolo del controllo. “Ci dovranno essere tutte le indagini del caso, ma da qui a strumentalizzare gli eventi e inserire per l’ennesima volta l’Expo, ce ne passa”, prova così a stemperare gli animi Renzi, “Il Paese non è in uno stato di terrore”. Il governatore lombardo, Roberto Maroni, afferma invece: “Sono tranquillo, l’episodio non è collegato a Expo ma a una lacuna nel sistema di sicurezza e controllo del tribunale che va subito colmata”. Per carità, Giardiello sembrerebbe essere entrato nel tribunale da un ingresso secondario dove non vi sono metal detector, resta però il fatto, gravissimo, che per varcare quella soglia gli sia bastato mostrare un tesserino falso. Saranno le indagini a fare chiarezza. E a individuare i responsabili. Una cosa è certa: il sistema sicurezza italiano fa acqua da tutte le parti. O quasi.

LA LINEA DURA
C’è chi ripropone controlli severissimi come all’epoca del terrorismo. Sarebbe, però, necessario adottare altri protocolli, molto più lunghi, e utilizzare maggior personale. Anche per questo sembra difficile tornare in questa direzione. Almeno fino a quando non si deciderà di investire seriamente risorse sul settore della sicurezza sempre più vessato.

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