All’Ara Pacis il Picasso fotografo. In mostra uno degli aspetti meno noto dell’artista. Oltre 200 scatti che danno forma al pensiero astratto

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Dipingere non è un’operazione estetica: è una forma di magia intesa a compiere un’opera di mediazione fra questo mondo estraneo ed ostile e noi”. Ecco, dal 14 ottobre nel meraviglioso scenario dell’Ara Pacis di Roma, chi vorrà potrà ammirare quella magia, mistica e offensiva ad un tempo, che solo Pablo Picasso sa regalare. Una mostra che racconta un artista sotto una luce differente. Un Picasso come non l’avete mai visto. In collaborazione con il Musée national Picasso-Paris, arriva a Roma “Picasso Images. L’Opera, l’Artista, il Personaggio”: oltre duecento fotografie divise in tre sezioni per mettere in relazione l’artista ad uno dei mezzi più in voga nell’arte degli inizi del ‘900: la fotografia.

NUOVO PICASSO – Arte sì, dunque. Ma non quella figurativa e cubista. Ma quella nuda e cruda dello scatto fotografico. Già, perché Picasso non era solo un maestro, un innovatore che, con i suoi “periodo blu” e “periodo rosa” ha cambiato il modo di intendere l’arte. Un’arte prima pre-cubista e quasi realista (simbolicamente il primo periodo, quello di arte più “concreta” comincia non a caso con la rappresentazione della morte del suo caro amico Carlos Casagemas, che si sparò in un caffè per un amore non contraccambiato), poi rivoluzionaria e inarrivabile nel periodo rosa. Per alcuni astratto, come dicevano i critici. Ma non Picasso, per il quale, l’arte non può essere mai astratta. Nemmeno la sua, perché “dal punto di vista dell’arte non ci sono forme concrete o astratte, ma solo forme, che sono bugie più o meno convincenti”, come amava dire.

REALE E ASTRATTO – Picasso, infatti, era più attaccato al reale di quanto si possa pensare. Amava dipingere, raffigurando cose reali, distorcendo e rendendole “spigolose”. Come spigolosa e distorta sa essere solo la realtà. Ma Picasso era anche un collezionista. E un fotografo: si serviva delle tecniche visive fotografiche per elaborare volumi pittorici innovativi. Un mezzo di cui molti artisti dell’epoca si servivano. E la kermesse metterà “a nudo” anche questo lato dell’artista, così come approfondirà il rapporto con Dora Maar, fotografa surrealista e amante da cui nacque un sodalizio artistico e personale duraturo e la vicinanza al fotografo parigino Brassai. Nell’ultima sezione invece la sua capacità di giocare con la propria immagine sulla carta, che ha alimentato il mito e la fama dell’artista.