Allarme anoressia e bulimia. Dramma per tre milioni di italiani. Le donne sono più colpite dai disturbi alimentari. E scende l’età di chi ne soffre, boom tra i bambini

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A volte è una modella troppo magra a scatenare la psicosi, altre volte una delusione che si trasforma in macigno. E così in poco tempo il cibo diventa un’ossessione e il corpo qualcosa che deve rispondere ai comandi. Ma i disturbi alimentari sono solo la punta di un iceberg profondo e complesso che nascondono una situazione personale di disagio interiore. In Italia sono tre milioni, anche giovanissimi, costretti a combattere contro uno o più disturbi del comportamento alimentare (Dca). Nel mondo, le stime arrivano a oltre 70 milioni. È come se un’intera nazione dovesse fare i conti, ogni giorno, con anoressia, bulimia o binge eating, ovvero abbuffate compulsive. E poi digiuni, pasti rigettati, o al contrario abbuffate ricorrenti, incontrollabili. Sono due facce della stessa medaglia, a cui si accompagnano vomito autoindotto, abuso di lassativi e diuretici, ritmi eccessivi nell’attività fisica. Ma ci sono anche forme meno violente, da non sottovalutare: sono sempre e comunque centrate su un’eccessiva attenzione all’assunzione di cibo e alle sue conseguenze sul corpo.

Binge eating – Quindi anche il crudismo, il veganismo estremo, l’esclusione dalla dieta di intere categorie di alimenti, o qualsiasi altro atteggiamento spaventato nei confronti del cibo. Nel nostro Paese, come in molti altri, la platea di chi ne soffre, negli anni, non solo si è allargata ma si è anche spalmata rispetto a qualche anno fa. Tanto che l’età media si sta abbassando notevolmente come oggi ci sono più uomini e over 40. Non più, dunque, solo ragazze. I disturbi alimentari sono un problema non da poco anche tra i più piccoli. Basti pensare che in Italia sono almeno 300mila i bambini tra i 6 e i 12 anni che soffrono di disturbi alimentari. L’80 per cento sono bambine, ma il fenomeno è in crescita anche tra i maschi. Sempre più diffuso tra gli adolescenti ora c’è il binge eating, ovvero il disturbo alimentare incontrollato. Chi soffre di questo disturbo riesce a mandar giù un numero impressionante di calorie in poco tempo, le grandi abbuffate avvengono di solito nella notte, lontano dagli sguardi dei familiari. Che spesso non sanno come comportarsi, anche perché mettere il lucchetto al frigo non basta.

L’inganno dello specchio – E quindi è partita la ricerca di nuovi indicatori che possano aiutare a prevederne lo sviluppo. E se il fenomeno è in espansione anche tra i più piccoli, sempre maggiore importanza riveste la capacità dei genitori di captare i primi segnali del disturbo, molte volte scambiato per semplice problema di sovrappeso. Ma poi subentrano altri problemi, bullismo a scuola per il peso, rinuncia al cibo per dimagrire, cambio di umore e altro ancora. In questi casi bisogna rivolgersi ai centri specializzati sparsi per l’Italia, mappati dal ministero della Salute e contattabili da www.disturbialimentarionline.it o dal numero verde Sos disturbi alimentari della Presidenza del Consiglio: 800.180969. Le restrizione alimentare è spesso una falsa rassicurazione a problemi molto più radicati. Dai disturbi alimentari si può guarire ma si può anche morire, volersi salvare è la prima spinta. È importante che questi problemi vengano riconosciuti sia dal malato che soprattutto da chi gli sta intorno, cosa che spesso non avviene. Chi ne soffre, infatti, di solito è in sintonia col suo disagio, non vede il suo problema e pensa che siano gli altri a non capire. Invece il tempismo è il primo alleato.