Alle Leopolda 7 Renzi non fa più il Rottamatore. Per il referendum ora spetta ricucire

di Stefano Iannaccone
Politica

Il referendum val bene un pentimento. Così Matteo Renzi ha riabilitato Richetti, “l’altro Matteo” del Partito democratico, con cui i contatti erano stati interrotti da tempo. Per riannodare i fili di un rapporto lacerato il segretario dem ha offerto il massimo palcoscenico del renzismo: l’apertura alla Leopolda 2016. Certo, c’era stato già un riavvicinamento – telefonico – ma non fino a questo punto.

RICUCITURA
Insomma, in vista del 4 dicembre il presidente del Consiglio è disposto a tutto, ritenendo chiuso qualsiasi discorso con la minoranza di Pier Luigi Bersani e Roberto Speranza. Dopo il tentativo di avvicinare Gianni Cuperlo, Renzi è arrivato a compiere addirittura un passo indietro rispetto a qualche compagno di percorso abbandonato anzitempo. Un Rottamatore che si scopre Ricucitore, seppure solo per necessità. Il passaggio ha sorpreso alcuni parlamentari. “Si tratta davvero della prima volta che Renzi torna sui suoi passi. Non si è limitato a riallacciare i contatti con qualcuno finito nella lista nera come Richetti, è disposto a concedere la visibilità di aprire la Leopolda con il bagno di applausi che lo accoglieranno”, ammette una fonte della cerchia renziana. Lo stile è comunque quello solito di Renzi: una decisione presa in solitaria, informando solo i “pochi eletti” del Giglio Magico. Per questo non manca qualche mal di pancia tra i fedelissimi di sempre: “Ho appreso l’ordine della scaletta leggendo la e-news”, ammette un deputato della maggioranza dem, non proprio entusiasta del ripescaggio di Richetti a discapito di chi non ha mai osato criticare il leader.

NORMALITÀ
Il diretto interessato non si lascia comunque sfiorare dalle invidie: “Aprirò io la Leopolda, sarò il primo a parlare. Chiusi la Leopolda del 2012, quella del terremoto dell’Emilia, e apro questa, col terremoto del centro Italia. Quindi cercheremo di non allontanarci dalla realtà complicata di queste ore”. La parola d’ordine è “normalità”, che sembra riecheggiare anche per la richiesta di una normalizzazione del Pd in ottica meno personalistica. O almeno di un ritorno a quelle origini che lo stesso Richetti interpreta.

CAMBIA VERSO
La mossa del segretario del Pd conferma la necessità di attingere a tutte le risorse per provare a vincere il referendum, recuperando i vecchi amici. Ma è anche la spia di dover ripensare al partito in caso di vittoria del “sì” il 4 dicembre. “Richetti ha sempre chiesto di radicare il partito sul territorio. Sembra scontato a questo punto che gli venga riconosciuto un ruolo di primo piano nel 2017. Perché di certo non si potrà accontentare di aprire una Leopolda”, racconta un deputato vicina alla corrente di Matteo Orfini. Le ipotesi sono quello di una poltrona di Governo o di un posto in segreteria. Ma in questo caso resterebbe da capire dove, visto che – almeno per il momento – il vicesegretario Lorenzo Guerini è tra gli intoccabili.  Ma perché tanta importanza a Richetti? Nel 2012, “l’altro Matteo” – che qualcuno definiva anche Matteo il Bello – era il numero due del renzismo, consigliere fidatissimo. Toccò a lui chiude la Leopolda di quell’anno, quando la kermesse fiorentina era nella fase di lancio. Poi qualcosa si è incrinato: Renzi ha smesso di fidarsi del suo sodale, ritenendolo responsabile di trame personalistiche. Messo ai margini, il deputato emiliano ha vestito i panni del “diversamente renziano”, senza risparmiare qualche affondo pur professandosi sempre fedele al segretario. E in nome di questo spirito Richetti ha proseguito le sue iniziative come l’abolizione dei vitalizi dei parlamentari, chiedendo il passaggio al ricalcolo contributivo. Una battaglia da rottamatore vecchio stile.