Almaviva morta. I sindacati dormono e salta il tavolo allo Sviluppo Economico: chiude la sede di Roma e 1.666 dipendenti perdono il lavoro

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Niente da fare: la sede di Roma del call center Almaviva Contact chiude e le lettere di licenziamento dei 1.666 dipendenti sono già tutte partite. Secondo fonti del Mise, l’ultimo tentativo con la riapertura del tavolo oggi al ministero dello Sviluppo Economico è infatti fallito.

Tutto nasce dal fatto che Almaviva aveva parlato chiaro: nessuna trattativa supplementare né modifiche agli accordi per i 1.666 dipendenti della sede di Roma di Almaviva Contact. Per molti la colpa non sarebbe solo dell’azienda ma anche dei sindacati che, di fatto, hanno troppo traccheggiato.

La sede di Roma, infatti, è rimasta fuori dall’intesa dopo che le rappresentanze sindacali dello stabilimento romano – al contrario di quelle della sede di Napoli – non hanno sottoscritto l’accordo-ponte del 22 dicembre scorso, che prevede altri tre mesi di trattativa e parallelamente una proroga degli ammortizzatori sociali. Per l’azienda il tempo era scaduto, nonostante l’esito del referendum fissato da Rsu e strutture regionali di Slc e Cgil per il 27 dicembre, attraverso il quale si è tornato a dare la parola ai lavoratori. Ecco, qui i lavoratori di fatto hanno pesantemente smentito la decisione di non firmare l’accordo presa dai delegati aziendali della sede romana. Con 590 voti favorevoli e 473 contrari (pochi gli astenuti), infatti, i dipendenti hanno detto sì all’intesa anche per la sede di Roma. Invece, come detto, tutto saltato perché, a detta dell’azienda, una decisione arrivata in ritardo.

Da qui la richiesta dei sindacati ad azienda e governo: “Nuovo incontro per una conclusione positiva” della vicenda e ” la conseguente sottoscrizione del verbale di accordo anche per la sede di Roma“. Ma Almaviva Contact non ci sta: “solo chi non conoscesse la normativa o pensasse di ignorarla potrebbe ritenere di riaprire un procedimento formalmente concluso e sottoscritto dalle parti congiuntamente ai competenti rappresentanti dei Ministeri dello Sviluppo Economico e del Lavoro”. E così è stato.

Dopo un riunione ristretta – tra il ministro Carlo Calenda, la sua vice Teresa Bellanova, l’azienda e i rappresentanti sindacali di categoria – volta a capire se ci fosse ancora la possibilità di estendere l’accordo della settimana scorsa anche alla sede di Roma, l’azienda ha opposto ragionamenti di tipo giurisdizionali stringenti e ineludibili. La procedura di mobilità è infatti terminata proprio lo scorso 22 dicembre, le 1.666 lettere di licenziamento sono già state spedite e una forzatura avrebbe potuto dar vita a un complesso contenzioso. La sede di Roma di Almaviva Contact, già inattiva da una settimana, è destinata quindi alla chiusura.