Altolà sulle semplificazioni. Il ministro Costa boccia i condoni edilizi nel decreto. Una nuova sanatoria è inammissibile. E il Pd parla di norma ammazza suolo

di Lucrezia Conti
Politica

Riforma della norma sull’abuso d’ufficio e sugli abusi edilizi: sono questi gli ostacoli che, dopo la prima pubblicazione della bozza del testo, ha trovato sul suo cammino il decreto Semplificazioni, che dovrebbe arrivare in Cdm giovedì. I nodi che dividono i partner di maggioranza riguardano in particolar modo l’articolo 10, che prevede che gli abusi edilizi che non abbiano comportato un aumento del carico urbanistico siano puniti solo con una sanzione amministrativa e che la violazione si prescriva in dieci anni.

Ieri i capidelegazione della maggioranza, convocati dal premier Conte, si sono riuniti per trovare la quadra su quella che da più parti viene definita una vera e propria “sanatoria” per gli immobili edificati abusivamente La denuncia arriva dai Verdi che parlano di “norma furba e scandalosa che consentirà ai comuni di modificare i piani urbanistici per regolarizzare tutti gli abusivi” ma anche da Leu e dal Pd.

Il sottosegretario dem all’Ambiente Roberto Morassut parla di norma “ammazza suolo” e chiede che la misura venga stralciata: “Del resto – afferma – di semplificazione non ha nulla. È tempo di Green New Deal non di condoni”. Ancora più categorico il ministro Cinquestelle Sergio Costa: “I condoni non sono ammissibili, sono frutto di una politica vecchia e non risolvono problemi, anzi ne causano di più. Non dirò mai sì a un condono”, è il commento rilasciato a La Stampa dal titolare del dicastero dell’Ambiente. Ma non è non è solo l’articolo 10 della bozza del decreto a sollevare perplessità. A finire nel mirino, soprattutto dei pentastellati, è un provvedimento con cui Palazzo Chigi punta a sbloccare i contratti pubblici: una deroga al regime ordinario sugli appalti che prevede che fino al 31 luglio dell’anno prossimo ci possano essere affidamenti diretti – quindi senza gara – per opere di importi inferiori a 5 milioni di euro e per quelle di importo maggiore che saranno considerate urgenti attraverso un decreto del presidente del Consiglio dei ministri.

Per poi passare al danno erariale. Con le nuove norme, la responsabilità verrebbe limitata alla sola ipotesi di “dolo per le azioni e a non anche per le omissioni in modo che i pubblici dipendenti abbiano maggiori rischi di incorrere in responsabilità in caso di non fare”. L’abuso di ufficio si configurerà invece attraverso specifiche, non più generiche, violazioni di legge che verranno individuate. E in materia di aggiudicazione degli appalti le amministrazioni dovranno conferirli anche in presenza di un ricorso, salvo arrivasse una sentenza favorevole allo stesso. Verranno, inoltre, velocizzate le procedure per il via libera alle opere e la Via (Valutazione di impatto ambientale, ndr) dovrà arrivare in Conferenza dei Servizi entro 60 giorni e non più entro 90.

Intanto oggi a Montecitorio l’Autorità nazionale anti corruzione presenterà la relazione annuale e sul decreto semplificazioni l’Anac non fa mistero delle sue perplessità, specie in riferimento alle nome sull’affidamento diretto delle gare. Non solo, anche la Corte dei Conti critica duramente l’esclusione della responsabilità per danno erariale dei pubblici amministratori in presenza di colpa grave.