Altra rissa nel Pd, è lite pure sul segretario reggente. Dalla Pinotti a Letta tanti i nomi in campo dopo le dimissioni di Zingaretti. Ma non c’è intesa

Ddl Zan Letta
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Non sono bastate neppure le dimissioni di Nicola Zingaretti a riportare il sereno in casa Pd. La battaglia è ora sulla reggenza. In molti stanno cercando di convincere il governatore del Lazio a tornare sui propri passi e a restare alla guida del partito, ma la sua decisione sembra irrevocabile. “Gli attacchi ricomincerebbero dopo una settimana. Tocca ad altri”, ripetono i dem più vicini a Zingaretti.

“Basta polemiche – dice lui – c’è stato in questi mesi un gruppo dirigente vicino a me, a cominciare da Orlando, Franceschini, D’Elia, Cuperlo, Zanda, Cuppi, Bettini, De Micheli, Oddati, Braga e tanti altri, tanti sindaci amministratori e dirigenti nei territori. Ho fiducia che ci sarà la forza e l’autorevolezza per fare chiarezza dove io non sono riuscito e a rilanciare insieme un progetto per l’Italia”.

Il problema diventa quindi il reggente. Non c’è intesa su tale ruolo. Base riformista spinge perché si trovi un “accordo unitario” per un segretario che guidi il Pd “nel corso di un anno particolarmente complicato e faticoso” che, passando per la battaglia delle amministrative culminerà nella partita dell’elezione del successore di Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica.

Proprio l’accordo che manca. Tra i candidati ci sono Roberta Pinotti e Piero Fassino, ma c’è chi parla anche di Anna Finocchiaro ed Enrico Letta. Circolano poi i nomi di Cecilia D’Elia, Peppe Provenzano, Roberto Gualtieri e Andrea Orlando. Tutto in alto mare e ancora un tutti contro tutti al Nazareno.