Altra vittoria di Conte. Ok del Senato allo stato d’emergenza con 157 voti a favore: proroga fino al 15 ottobre per garantire la giusta sicurezza e assistenza

di Maria Elena Cosenza
Politica

Il termine ultimo per lo stato d’emergenza nazionale sarà il 15 ottobre 2020. “Sarebbe incongruo sospendere bruscamente l’efficacia delle misure adottate” ha affermato il premier Giuseppe Conte durante l’informativa al Senato che ha dato il via libera alla proroga con 157 Sì. Conte ha ricordato che il prossimo 31 luglio perderebbero immediatamente effetto “i poteri della Protezione civile e dei presidenti di Regione” e “decadrebbero 38 ordinanze”. Quindi lo stato di emergenza sarebbe, secondo l’esecutivo, ancora necessario: “Costituisce il presupposto per l’attivazione di una serie di poteri e facoltà necessari per affrontare con efficacia e tempestività le situazioni emergenziali”. Infatti l’emergenza coronavirus “ancora oggi, seppure in misura contenuta e territorialmente circoscritta, non ha del tutto esaurito i suoi effetti”. Altri tre mesi sono necessari, secondo Palazzo Chigi, per controllare la curva epidemica e contenere sul nascere eventuali nuovi focolai. Ma, come era facile prevedere, l’opposizione non l’ha presa bene. Primo fra tutti Matteo Salvini. Che in un colloquio telefonico con il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha espresso sconcerto e preoccupazione per la volontà del governo di “prolungare lo stato di emergenza in assenza di giustificazioni sanitarie”. La tocca piano la presidente di FdI, Giorgia Meloni: “Sono scioccata. Conte sta sostenendo che senza lo stato di emergenza il Governo non è in grado di fare normalissimi decreti, decreti legge, ordinanze – scrive su Twitter -. Questa è una grossolana menzogna e una pericolosissima deriva liberticida. Dove vuole arrivare il Governo?”. Anche l’azzurra Mara Carfagna, esprime sconcerto imputando la proroga dello stato di emergenza ad una incapacità di governare da parte dell’esecutivo: “lo si ammetta anziché trincerarsi dietro la favola delle 38 ordinanze in decadenza”.