Altri 2 miliardi pubblici a Mps. Per licenziare 4mila addetti

Quello di Mps è da molti anni un pozzo senza fondo per lo Stato, che vi getta miliardi senza riuscire a rimettere in piedi la banca senese.

Altri 2 miliardi pubblici a Mps. Per licenziare 4mila addetti

Quello del Monte dei Paschi di Siena è da molti anni un pozzo senza fondo per lo Stato, che vi getta miliardi senza riuscire a rimettere in piedi la banca. Con il prossimo aumento di capitale, confermato nel nuovo piano industriale annunciato ieri, il Tesoro – proprietario del 64% circa delle azioni di Mps – consegnerà altri due miliardi, nella speranza che siano gli ultimi e non spunti qualche ulteriore sorpresa dalla Bce, con allegata richiesta di aumentarne il patrimonio.

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Consegnare tutti questi soldi in un momento storico in cui servirebbero per abbassare le bollette energetiche degli italiani o far funzionare i servizi, porta con sé pure una beffa. Appena incassati i soldi l’istituto di Rocca Salimbeni procederà col licenziamento di quattromila dipendenti. Uscite volontarie che saranno gestite attraverso il fondo di solidarietà, ma alla fine a pagare il conto saranno in gran parte i contribuenti e i risparmiatori.

Alleggerire la banca del personale consentirà risparmi per 270 milioni l’anno con la chiusura di 150 filiali. Lo Stato finanzia, insomma, la ristrutturazione della banca a spese dei dipendenti e dei servizi. Un modello economico vincente, ma solo per gli azionisti che dal 2025 torneranno a percepire il dividendo. Azionisti che al momento non si conoscono, visto che Mps è in vendita ma alle condizioni fissate dal Governo Draghi.

Tanto che la cessione, arrivata a un passo con UniCredit si è poi arenata sull’ulteriore prezzo da pagare, questa volta a vantaggio del potenziale acquirente di Piazza Gae Aulenti per il disturbo di incamerare la più antica banca del mondo senza costi e per di più con una dote miliardaria.

Con il nuovo Piano strategico redatto dall’Amministratore delegato Luigi Lovaglio, scelto da Draghi e dal ministro Franco, Mps prevede di generare un utile ante imposte di 705 milioni di euro nel 2024 e di 909 milioni nel 2026. Il rapporto tra costi e ricavi, grazie anche agli interventi sul personale, scenderà dal 71% del 2021 al 60% nel 2024 e al 57% nel 2026. Una crescita che migliaia di dipendenti già licenziati e gli altri che lasceranno potranno vedere solo da lontano.

I tempi per l’aumento di capitale sono ormai stretti. La banca ha sottoscritto un accordo di pre-underwiting con Mediobanca, Bofa, Credit Suisse e Citi finalizzato alla costituzione di un consorzio di garanzia. Entro settembre l’operazione passerà all’esame dell’assemblea per essere completata entro il 2022. E non dovrebbe tardare il via libera della Ue al piano, atteso “prossimamente” secondo quanto riferito dal Mef.