Altri giudici tributari corrotti. Ma la riforma resta al palo. L’ultimo scandalo a Bologna: sette condannati. Accettavano come mazzette persino i salumi

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Sette condanne. La sentenza emessa ieri dal Tribunale di Bologna è il frutto dell’ennesimo scandalo che ha investito la giustizia tributaria. Sotto accusa sono finiti magistrati, imprenditori, professionisti e dipendenti dell’Agenzia delle entrate e di Equitalia. Gli investigatori hanno scoperto che consulenze illecite venivano retribuite persino con salumi. Una vicenda che conferma la necessità di una riforma di quella magistratura incaricata di dirimere le controversie tra il Fisco e i contribuenti, composta in larga parte da magistrati non togati e che, tra un’inchiesta per corruzione e l’altra, finisce per far perdere entrate preziose per lo Stato.

IL CASO. Il Tribunale di Bologna ha inflitto pene fino quasi a quattro anni di reclusione al termine di un processo con 13 imputati, accusati a vario titolo di corruzione, accesso abusivo a sistema informatico e rivelazione di segreto d’ufficio. Sotto accusa, tra gli altri, il giudice tributario Carlo Alberto Menegatti, nel frattempo deceduto, e l’imprenditore Sante Levoni, condannato a un anno e mezzo, titolare di una ditta modenese di salumi. Il processo è il frutto di un’inchiesta del procuratore aggiunto Morena Plazzi aperta nel 2016 su un giro di consulenze illecite che avrebbe fornito Menegatti, componente della Commissione tributaria dell’Emilia-Romagna, a vari imprenditori e titolari di società relativamente a ricorsi pendenti col Fisco.

Secondo la Guardia di Finanza, le consulenze erano state fornite, tra l’estate 2015 e il 2016, tanto in cambio di denaro quanto di prodotti alimentari di elevato valore commerciale. Levoni era accusato infatti di aver regalato salumi e di aver promesso soldi in cambio di consigli e aiuti, sulla decisione di trasferire la residenza a Montecarlo e su alcuni accertamenti fiscali a carico della società Globalcarni. Per la Procura, Menegatti “si attivava per fornire informazioni riservate in merito alla sezione e ai giudici assegnatari”. Le motivazioni della sentenza verranno depositate entro 90 giorni.

IL PUNTO. Quello di Bologna è solo uno dei tanti scandali che negli ultimi anni, da Milano a Roma, da Napoli a Bari, hanno investito la magistratura tributaria. Le commissioni tributarie provinciali e regionali si sono insediate l’1 aprile 1996, con decreto del Ministro delle Finanze. Nonostante i problemi emersi nel corso del tempo, la evidente necessità di giudici di professione come per le altre giurisdizioni e di una revisione generale del sistema, i progetti di legge presentati negli anni non hanno mai portato all’approvazione da parte del Parlamento di una nuova norma.

Le resistenze sono numerose e della vicenda tanto il Ministero delle finanze quanto quello della giustizia non si sono mai interessati più di tanto. Inutile anche il paragone fatto da alcuni parlamentari tra la situazione italiana e quella tedesca. I giudici tributari non riescono a diventare una magistratura specialistica ed autonoma. E si va avanti tra un’inchiesta e l’altra.