Regolamento di conti in casa Dem. Alla festa dell’Unità di Roma Renzi non vuole incontrare il sindaco

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Una volta alla Festa de L’Unità si andava per mangiare e ballare. Ora si rischia di andarci per protestare e contestare. E non è detto che la seconda sia peggiore della prima. Ovviamente tutto dipende dai punti di vista. Fatto sta che l’apparizione del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, alla kermesse capitolina, in programma martedì 28 luglio, rischia di essere un evento ancor prima di andare in scena. Il Pd romano, guidato da Matteo Orfini, non solo si è mobilitato in modo massiccio, come non accadeva da tempo, ma si è organizzato per evitare l’assalto dei fedeli del sindaco Ignazio Marino.

LA GRANDE ATTESA
L’intervento del capo del governo alla Festa dell’Unità della Capitale (è la prima volta del premier e segretario alla manifestazione romana), è considerata dai mariniani l’occasione giusta per esternare il proprio dissenso nei confronti dell’inquilino di Palazzo Chigi. Secondo le voci che corrono nella città eterna, un nutrito numero di iscritti al Pd romano non avrebbe affatto gradito le ultime bordate del presidente del Consiglio nei confronti di Ignazio Marino, tanto che qualcuno teme “possibili contestazioni”. D’altra parte, fanno notare nel partito, “Renzi a Roma non ha una claque su cui può contare e c’è il pericolo che non ci sia una grande folla”. Un altro motivo di preoccupazione, poi, è rappresentato dal gruppo Facebook “Io sto col sindaco Ignazio Marino”, che ha toccato più di 5600 membri. Un gruppo formato da molti esponenti romani del Pd, che potrebbero anche decidere di far sentire forte la propria voce.

LA PROVA DI FORZA
Siccome l’occasione è importante, pare che il commissario romano, Matteo Orfini, abbia dato mandato ai suoi collaboratori di contattare i segretari dei circoli per chiedergli di “precettare” tutti gli iscritti. L’ordine di scuderia è quello di arruolare più volontari possibile, come si faceva una volta per le manifestazioni del Partito Comunista. Sarebbe davvero imbarazzante per il presidente del partito accogliere il premier alla Festa di Roma senza un massiccia presenza di pubblico. E siccome Orfini punta a diventare il vero alter ego di Renzi, in una sorta di Kramer contro Kramer declinato in chiave Matteo, ogni mezzo è lecito. Del resto sarebbe ancor più imbarazzante, dover “sedare” la protesta dei mariniani. Sarà pure un caso, ma la condizione posta dal premier per partecipare è quella di non vedere Marino. Non intende incontrarlo, Renzi, neanche di sfuggita. Matteo, dicono a Palazzo Chigi, sarebbe determinato a volare alto, a parlare soltanto di politica estera ed economia nazionale, rilanciando magari sul taglio delle tasse che gli sta molto a cuore, senza affrontare (a parte qualche battuta volante che può sempre scappare) la crisi che da settimane paralizza la prima città d’Italia. Altra ragione per aizzare i mariniani.

ASPETTANDO IL RIMPASTO
Intanto, in Campidoglio è conto alla rovescia per il rimpasto della giunta. I nomi della nuova squadra dovrebbero essere ufficializzati al massimo mercoledì. Le trattative sarebbero ancora in corso ma una cosa sarebbe certa, salvo ripensamenti dell’ultimo minuto: la nomina di Marco Causi, deputato dem ed ex assessore della giunta Veltroni, a vicesindaco con delega al Bilancio. Incurante dei tanti no incassati finora e dell’ltimo richiamo di Renzi a intervenire pesantemente sull’assetto di governo, Marino per ora sarebbe intenzionato a sostituire solo gli assessori uscenti: il vicesindaco di Sel Luigi Nieri, il titolare dei Trasporti Guido Improta e la responsabile del Bilancio Silvia Scozzese. E se Causi dovrebbe andare a occupare le caselle di vicesindaco e assessore al Bilancio, per la successione di Improta la scelta potrebbe cadere sul professore Ennio Cascetta o su Anna Donati, già assessore alla Mobilità a Bologna e a Napoli. Ancora incerta invece la linea di Sel che, dopo l’addio di Nieri, sarebbe propensa per l’appoggio esterno.