Altro che Governo inerte. Il Paese di Conte è un cantiere aperto. Il decreto Semplificazioni è un trampolino per l’Italia. Sbloccate 130 opere chiave

di Raffaella Malito
Politica

Un vanto per l’Italia, un trampolino di lancio, la base di quel Recovery plan con cui il governo si candida ad accedere ai nuovi fondi europei. In una sola parola: una rivoluzione, una semplificazione mai fatta. Giuseppe Conte, nella conferenza stampa successiva all’approvazione del decreto Semplificazioni, si lancia in un elogio senza fine a quella che ha definito “la madre di tutte le riforme”. Una dote che si porterà in giro nel suo tour europeo per tentare di chiudere al meglio la partita sul Recovery fund. Una sorta di prova schiacciante per l’avvocato pugliese del fatto che l’Italia abbia tutti i requisiti necessari alla ripartenza.

A chi gli fa notare che l’approvazione sia avvenuta “salvo intese” e che la gestazione sia stata dolorosa (in discussione le norme su appalti e commissari, Via e abuso d’ufficio) replica con queste parole: “L’intesa è tecnica, sul piano politico abbiamo lavorato tanto. Abbiamo fatto alcune modifiche in corso di approvazione e abbiamo bisogno di qualche giorno per la versione finale e per andare in Gazzetta ufficiale. L’iter del provvedimento posso acconsentire che sia stato sofferto, doloroso mi sembra esagerato. Il fatto di aver dovuto far convergere quattro forze politiche e le sensibilità dei ministri io lo vedo come un risultato clamoroso”.

Nella settimana di confronto a Villa Pamphilj, spiega, è stato corale l’appello a ridurre la burocrazia e far correre il Paese. “Noi siamo sempre convinti di questa priorità e l’abbiamo realizzata con un decreto che semplifica, velocizza, digitalizza i procedimenti amministrativi, sblocca una volta per tutte i cantieri e gli appalti”. A chi pensa che le deroghe sugli appalti e per le opere da realizzare possano aprire un varco a furbi e criminali dice: “Offriamo una strada a scorrimento veloce, un rapporto leggero a portata di click fra le persone e lo Stato. Alziamo il limite di velocità, l’Italia deve correre ma alziamo anche gli autovelox: non vogliamo offrire spazio ad appetiti criminali che alterano la concorrenza e fanno guadagni indebiti. Abbiamo rafforzato i presidi di legalità”.

Non ci sarà alcun condono. Al via un elenco di 130 opere strategiche inserite nel piano “Italia veloce” allegato al dl, e individuate specificamente dal Mit, che riguarderanno strade, ferrovie ma anche ospedali, scuole, caserme e carceri. “Diamo poteri regolatori a tutte le stazioni appaltanti: non serve necessariamente un commissario per procedere velocemente ma prevediamo che in casi complessi sia possibile nominare commissari sulla scia di Expo e del Ponte Genova”.

Arriva una piccola rivoluzione per i funzionari pubblici. “Con la nuova normativa ci saranno più rischi per il funzionario che tiene ferme le opere, non per quello che li sblocca: dobbiamo fermare la paura della firma”. Le opere non si fermeranno più perché i procedimenti amministrativi saranno con sentenza breve e le stazioni appaltanti procederanno “anche in presenza di contenzioso”. Trovano posto anche norme che contengono facilitazioni per le ricostruzioni nelle zone terremotate. Avremo, annuncia Conte, uno Stato amico delle imprese e dei cittadini. Obiettivo è far diventare l’Italia un “Paese a portata di click grazie alle autocertificazioni e all’app”.

Stop dunque alle file allo sportello. E ancora: “Abbiamo un sogno come governo: fare in modo che le persone con disabilità possano accedere alle zone a traffico limitato delle grandi città con un unico permesso”. Plaudono al provvedimento Gualtieri e Zingaretti, Di Maio e Renzi. Il premier, ritornando sul tema delle alleanze alle Regionali, sostiene che quello che sta portando avanti il governo è un progetto politico importante “che non si realizza con forze politiche qualsiasi, intercambiabili”. E pur non volendo “interferire” si augura che “i nostri compagni di viaggio possano, anche nelle occasioni territoriali, dare continuità a questo progetto”.