Altro che legislatura inutile. Va meglio che con Letta e Renzi. Nell’epoca Conte le Camere tornano centrali. E pure i decreti del Governo vengono modificati a fondo

Camera Governo
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Altro che legislatura inutile e Parlamento svuotato. Altro che parlamentari disoccupati, senza grandi lavori da svolgere e impegnati al massimo a ratificare qualche provvedimento governativo. La XVIII legislatura, con il voto del 4 marzo 2018 che ha rotto tutti gli equilibri precedenti, tanto nel Conte 1 quanto nel Conte 2 è stata caratterizzata da diverse difficoltà nella formazione delle coalizioni, prima per dar vita all’esecutivo gialloverde e poi a quello giallorosso, ma la Camera e il Senato sono pian piano tornati centrali. Mentre le differenze con la precedente legislatura, guardando alla produzione normativa, sono minime, la novità positiva è quella che appunto le Camere hanno riacquistato importanza nel legiferare. Sia per quanto riguarda le norme di iniziativa parlamentare che per quanto riguarda quelle di Governo, essendo stati sinora i decreti profondamente modificati nella fase di conversione.

Un elemento registrato da un organo assolutamente neutro come l’Osservatorio sulla legislazione, gestito dal servizio studi della Camera, che svolge un’attività di documentazione e di analisi sulle tendenze appunto della legislazione e sui temi della qualità e della semplificazione normativa. L’Osservatorio raccoglie i dati informativi che provengono dai servizi legislativi e da quelli di documentazione ed elabora statistiche e analisi sull’attività legislativa, oltre a dare supporto tecnico al Comitato per la legislazione composto da dieci deputati, la metà di maggioranza e il resto di opposizione, attualmente presieduto da Paolo Russo, di Forza Italia.

IL DOSSIER. L’Osservatorio sulla legislazione ha analizzato i dati relativi al periodo compreso tra il 23 marzo 2018 e il 6 dicembre scorso, dunque dall’inizio dell’attuale legislatura a questo mese, e li ha confrontati con il corrispondente periodo della XVII legislatura, dal 15 marzo 2013 al 28 novembre 2014. Emerge così che il numero di leggi approvate risulta analogo, smentendo l’ipotesi più volte ventilata di una legislatura fallimentare iniziata dopo una legislatura virtuosa. Le norme approvate nella legislatura in corso sono infatti 93, mentre nel periodo corrispondente della precedente erano state 96. Appena tre in più. Pur mantenendosi “assai significativo”, come viene evidenziato nel dossier redatto dall’Osservatorio, diminuisce però il peso percentuale dei decreti-legge, passando dal 45% della XVII legislatura al 29% di quella attuale. E soprattutto il Parlamento ha riacquistato la sua centralità.

LA TENDENZA. Esaminando sempre la produzione normativa, l’iniziativa parlamentare ha infatti riacquistato spazio ed è addirittura raddoppiata, passando dal 14% della legislatura precedente al 28% di quella attuale. Un dato “condizionato dall’aumento delle leggi di ratifica di iniziativa parlamentare”, ma estremamente importante. Sui decreti-legge poi vi è una “significativa capacità trasformativa del Parlamento”. Il miglioramento dei provvedimenti in fase di conversione, annunciato più volte dall’esecutivo, soprattutto davanti a vari attriti tra le forze politiche che compongono la maggioranza, non è solo uno spot. Deputati e senatori non si limitano più a ratificare quanto deciso a Palazzo Chigi.

I provvedimenti vengono sviscerati nelle aule parlamentari e modificati. Con il risultato che le norme diventano leggi su cui vi è il pieno sigillo del Parlamento. E senza lungaggini. Sempre l’Osservatorio ha infatti notato che vi è una “tendenza ad un esame parlamentare più rapido”, aumentando i casi in cui l’iter legislativo si conclude con un solo passaggio in ciascun ramo del Parlamento. Diminuito inoltre il ricorso alla fiducia. Nella XVIII legislatura la questione di fiducia è stata infatti posta solo su 13 dei 93 provvedimenti diventati legge, mentre nella precedente era stata posta su 24 di 96.

LA NOVITA’. A Palazzo Madama vi è un maggiore utilizzo della sede redigente, che non era statisticamente rilevante nella passata legislatura e alla quale dal 2018 si è fatto ricorso nel 7% dei casi. La conseguenza della riforma del regolamento del Senato varata nel dicembre di due anni fa. Si è poi rafforzata la prevalenza delle leggi di ratifica, con leggi di materia estera passate dal 34% della XVII legislatura al 40% di quella in corso. E sono aumentate pure le norme in materia di ordinamento istituzionale interno.

I DATI. Dal 23 marzo dell’anno scorso al 6 dicembre di quest’anno, in totale sono state approvate dunque 93 leggi, sono stati emanati 37 decreti legge, sono stati pubblicati 58 decreti legislativi e 7 regolamenti di delegificazione. Nello stesso periodo della XVII legislatura erano state approvate 96 leggi, erano stati emanati 50 decreti legge, erano stati pubblicati 50 decreti legislativi e 15 regolamenti di delegificazione. Per quanto riguarda le leggi approvate nella legislatura in corso, il 39% riguarda leggi di ratifica, il 29% leggi di conversione, il 23% altre leggi ordinarie, il 5% leggi di bilancio, il 2% leggi europee, e un altro 2% leggi collegate. Restando sempre alle leggi approvate nella legislatura in corso, il 70% è di iniziativa governativa, il 28% di iniziativa parlamentare e il resto di iniziativa mista.

In particolare, le leggi di iniziativa mista approvate, facendo confluire nello stesso testo una proposta di legge di iniziativa parlamentare e una di iniziativa popolare, sono quelle sulla legittima difesa e sull’insegnamento scolastico dell’educazione civica. Le leggi inoltre sono state approvate per il 90% in sede referente, l’8% in sede redigente e il 2% in sede legislativa. Il 40% delle norme riguarda l’ordinamento istituzionale-estero, il 23% l’ordinamento istituzionale-interno, il 10% la finanza, un altro 10% il territorio, l’ambiente e le infrastrutture, il 7% servizi alla persona e alla comunità, un altro 7% lo sviluppo economico, il 2% l’ordinamento istituzionale-europeo e l’1% è multisettore.

TESTI BLINDATI. Tornendo alla fiducia, la questione è stata posta per la prima volta il 12 settembre 2018 sul Milleproroghe e poi su immigrazione e sicurezza, sulla legge di bilancio 2019, in materia fiscale e finanziaria, sui reati contro la pubblica amministrazione, sulla legge di bilancio 2019, sulla legge semplificazione per le imprese, sul reddito di cittadinanza, sullo sblocca cantieri, sulla crescita economica sulla sicurezza pubblica, con i noti decreti sicurezza, sulle crisi aziendali, sul riordino dei ministeri e in materia fiscale. Guardando infine ai regolamenti di delegificazione, approvati tra gli altri quelli sulla riorganizzazione dell’Istituto superiore di Polizia, sull’inserimento del porto di Monfalcone nell’Autorità portuale del Mar Adriatico orientale, sull’organizzazione degli uffici centrali di livello dirigenziale generale del Viminale, e sull’attuazione del sistema telematico centrale della nautica.