Nessuno sconto, Bruxelles ci scava la fossa. Arrivata la lettera che chiede la manovra correttiva. Tagli possibili a infrastrutture e bonus fiscali

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Alle fine la lettera è arrivata, con tanto di cifre e richieste a dir poco pressanti. Non c’è che dire, adesso l’Unione europea sembra proprio intenzionata a non mollarci nemmeno per un attimo. Il terreno è quello dei conti pubblici lasciati in eredità dall’ex premier, Matteo Renzi, che era convinto di poter ottenere maggior flessibilità per far fronte alle spese straordinarie legate alla ricostruzione post-sisma e all’immigrazione. Da Bruxelles, invece, sono di avviso contrario. E ieri ce lo hanno fatto capire senza mezzi termini. Così la Commissione ha ufficializzato la richiesta di una manovra correttiva da 3,4 miliardi di euro, pari allo 0,2% del Pil. La reazione, da via XX Settembre, non si è fatta attendere, anche se gli uomini di Pier Carlo Padoan non hanno fatto trapelare toni particolarmente accesi.

La risposta – “Siamo in contatto con la Commissione e nei prossimi giorni faremo le valutazioni del caso. Se, come e quando intervenire, verrà deciso dal Governo nei prossimi giorni”, hanno affermato fonti del ministero dell’Economia, dopo l’arrivo della missiva. L’ammontare dello “scostamento” viene fuori confrontando il livello di deficit che Roma aveva concordato con Bruxelles la scorsa primavera con quello che risulta dall’ultima legge di Bilancio varata dal Governo Renzi. Fermo restando che è ancora prematuro fare previsioni sulla piega che prenderà l’ennesimo braccio di ferro, è chiaro che il rischio ultimo che corre il Belpaese è quello di ritrovarsi invischiato in una procedura di infrazione per eccesso di indebitamento. La linea del precedente Governo, di cui comunque l’attuale premier, Paolo Gentiloni, faceva parte in qualità di ministro degli Esteri, è sempre stata quella di giustificare il maggior deficit con la necessità di far fronte alle conseguenze dei terremoti del Centro Italia e della gestione dell’emergenza migranti.

Lo stato dell’arte – Bruxelles, se proprio qualche spiraglio va visto, non è sembrata voler calcare la mano sulle cifre, come dimostra il fatto che l’aggiustamento richiesto è inferiore ai 5 miliardi di cui si era parlato dopo l’Eurogruppo del 5 dicembre. Ma la Commissione continua a ritenere che l’impatto degli “eventi eccezionali” sia sovrastimato. E che un deficit/pil al 2,3%, stando al nostro Documento programmatico di bilancio (ma secondo la Commissione è al 2,4%), sia inaccettabile, posto che Roma avrebbe dovuto ridurlo all’1,8 per cento. Come affrontare, adesso, questa richiesta? Dalla Ragioneria sono partite le indicazioni di tagli lineari per qualche centinaio di milioni alle spese dei ministeri, ma nell’agenda potrebbero entrare la revisione dei fondi infrastrutturali che pesano 2,9 miliardi e anche tutti i bonus e gli sconti fiscali che sono giudicati sacrificabili. “La manovra correttiva che ci chiede l’Ue è eredità avvelenata che lascia Matteo Renzi”, ha scritto su Twitter Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera.