Altro che sobrietà, volano ancora stracci sugli sci. Dopo la Lega, affondi contro gli impianti chiusi anche dai renziani del Pd

STEFANO BONACCINI
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Al momento sono caduti nel vuoto gli appelli alla sobrietà e al silenzio rivolti dal premier ai suoi ministri. L’esecutivo Draghi non ha ancora incassato l’ok delle Camere che già sono sorti conflitti e polemiche. E’ soprattutto la Lega a scalciare e a seminare zizzania. Ma, subito dopo aver lanciato il sasso, Matteo Salvini pare ravvedersi e ricordare che il suo partito fa parte del governo a cui non risparmia critiche. Si sa che il Carroccio ha mal tollerato la riconferma di Speranza alla Salute e di Lamorgese al Viminale e che non digerisce tecnici come Arcuri e Ricciardi. Ecco allora che Massimo Garavaglia, ministro leghista del Turismo, attacca il collega di Leu per la chiusura degli impianti sciistici.

E, ieri, il deputato Nicola Molteni, responsabile del dipartimento sicurezza e immigrazione della Lega, commenta la notizia dei 146 immigrati in procinto di sbarcare ad Agrigento, con un “è necessario un cambio di rotta, in perfetta linea con quello che fanno e chiedono in Europa”. Non un affondo scomposto ma comunque la conferma che serve “il cambio di passo”. Dopo gli attacchi al titolare della Salute, Salvini prova a correggere il tiro: “Il ministro Speranza ha vissuto un anno sotto pressione, non lo invidio, cercheremo di sostenerlo da tutti i punti di vista”.

Lo stop agli impianti di sci non è, comunque, andato giù anche ad altre forze politiche. Che ne fanno una questione di “metodo”. “Io non contesto il ministro Speranza ma le modalità in cui a poche ore dalla riapertura, si è decisa la marcia indietro. La battaglia ora deve concentrarsi sui ristori”, dice il dem Andrea Marcucci. E che la comunicazione della chiusura degli impianti poche ore prima della loro riapertura sia stata “un errore” è quanto sostiene anche il numero uno del Pd, Nicola Zingaretti. “Non si possono prendere in giro le persone dicendo la sera quello che devono fare la mattina dopo”, dichiara il responsabile Sanità di FI, Andrea Mandelli.

Le Regioni sono sul piede di guerra e chiedono ristori. Si fanno già le stime dei danni. Le Regioni interessate per ora li quantificano in 4,5 miliardi circa. L’Uncem, unione dei Comuni e delle comunità di montagna, sostiene che servono almeno 8 miliardi per il sistema neve. “Spero non succeda mai più che solo dieci ore prima di aprire chi ha speso soldi per mettere a posto gli impianti, per assumere le persone, non possa più farlo. Questo è intollerabile”, dice Stefano Bonaccini (nella foto).

Che non è solo il presidente dem dell’Emilia-Romagna ma anche il numero uno della Conferenza delle Regioni. “Adesso – ha aggiunto il governatore – serve che il governo metta mano al quinto decreto ristori che prevedeva per la gestione degli impianti per la montagna ristori per 400 milioni di euro. Io mi sono fatto carico a nome delle Regioni, di dire al ministro Garavaglia, che servirà mettere mano a questa cifra con un aumento. Questo perché bisognerà anche risarcire coloro che in questi giorni hanno fatto delle spese”.

Dall’altra parte ci sono le associazioni dei consumatori che promettono di assistere i cittadini per ottenere i rimborsi. E c’è chi come l’azzurro Antonio Tajani, facendosi forse scrupolo di attaccare il governo Draghi, se la prende con quello precedente. “Sulla chiusura degli impianti sciistici si potevano informare gli imprenditori con qualche giorno di anticipo. Lo poteva fare il governo Conte senza creare danni all’economia di montagna. C’era una continuità amministrativa, ministri e consulenti erano gli stessi”. Draghi “lungi dall’essere figura di rottura segue le indicazioni di quelli che stavano nel governo Conte”, commenta Giorgia Meloni.