Altro schiaffo a Cantone. La legge per tutelare chi denuncia i corrotti è ferma al Senato da un anno e mezzo

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Raffaele Cantone l’ha chiesta a gran voce. Più d’una volta. Ma un po’ come successo per i moniti del presidente della Repubblica, che aspetta ancora la legge elettorale e la nomina del quindicesimo giudice costituzionale, anche stavolta il Parlamento ha scelto di fare orecchie da mercante. Stiamo parlando della proposta di legge sul cosiddetto whistleblowing, cioè la denuncia interna di episodi di malaffare e corruzione da parte di dipendenti pubblici e privati. Un provvedimento imprescindibile per il presidente dell’Autorità Anticorruzione (Anac). Ebbene, il testo – prima firmataria la deputata del M5S Francesca Businarolo – è già stato approvato in prima lettura dalla Camera a gennaio 2016. Un anno e mezzo fa. Dopodiché si è arenato al Senato e lì, nonostante la speranza di Cantone (e del presidente Pietro Grasso) di vederlo approvato prima della fine della legislatura, rischia di rimanere sine die. Malgrado quello della tutela del whistleblower doveva essere una delle colonne portanti della lotta alla corruzione tanto sbandierata dal Governo di Matteo Renzi. E invece niente.

Autocensura – “All’inizio dell’anno”, spiega la parlamentare grillina a La Notizia, “sono scaduti i termini per la presentazione degli emendamenti che, tutto sommato, hanno migliorato il provvedimento dandogli quel ‘respiro’ al quale io stessa avevo pensato inizialmente”. Poi però “per quattro/cinque mesi non abbiamo avuto più notizie – aggiunge la Businarolo – e quando abbiamo chiesto la calendarizzazione per luglio il Pd ha votato contro. A questo punto spero che si riesca a votarlo entro settembre, in modo da farlo tornare alla Camera, dove sono e siamo pronti alle barricate pur di approvarlo prima della fine della legislatura”. Già, perché ancora oggi, come ha spiegato lo stesso Cantone un mese fa durante la presentazione del report dell’Anticorruzione sul whistleblowing in Italia, l’assenza di una norma che li tuteli realmente porta i whistleblower ad ‘autocensurarsi’. È vero che i numeri sono in crescita – dalle 252 denunce del 2016 si è passati dalle 263 dei primi 5 mesi del 2017 – ma la diffidenza resta ancora tanta. Troppa.

Salto in avanti – Per provare a smuovere le acque sono scese in campo anche due associazioni, Riparte il Futuro e Transparency International Italia che, oltre ad aver lanciato una petizione online che ha raccolto 50mila firme, nelle scorse settimane hanno indirizzato un appello ai senatori di tutti gli schieramenti. “Oggi – rivelano – chi segnala illeciti occorsi sul posto di lavoro subisce demansionamenti, mobbing e rischia la perdita del posto”. Questa legge, hanno sottolineato ancora le due associazioni, “rappresenta un elemento cardine su cui ruota tutta l’attività di prevenzione e di contrasto alla corruzione. La sua approvazione consentirebbe al nostro Paese di fare un salto in avanti in tutti i ranking di legalità che ci vedono da anni condannati agli ultimi posti in Europa”. Volere è potere, insomma. Chissà se anche i nostri eletti la pensano così.

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