Si è appena conclusa su Disney+ American Love Story, serie antologica di Ryan Murphy a cadenza settimanale: una formula vetusta ma rivoluzionaria rispetto al binge watching a cui lo streaming ci ha condannati, che riprende la tradizione dei telefilm anni Novanta, una decade fatta di attese piuttosto che di ubriacature da tutto e subito, di sottrazione al posto di esposizione, di minimalismo formale invece che di massimalismo pacchiano.
Dedicata alla tragica storia d’amore tra Carolyn Bessette, potente manager di Calvin Klein e John Fitzgerald Kennedy Jr., il “Figlio d’America” prima ancora che di John e Jackie, e ambientata in quegli anni successivi all’edonismo dei mitici Ottanta, American Love Story ha confermato quell’hype che riguarda i Kennedy, unica tra le grandi famiglie americane a godere di uno status pari a quello delle dinastie coronate europee: le recensioni entusiasmanti e il suo nostalgico romanticismo hanno riportato in auge un periodo ispiratore di mode, culture e sottoculture, celebrato ai limiti dell’agiografia da Ryan Murphy.
Nonostante un anno fa le prime foto posate dei protagonisti (Paul Anthony Kelly, un John John più addolcito nei tratti, e Sarah Pidgeon, la “It Girl” ante litteram) avessero causato dissapori per la sciatteria nel ricreare il look misterioso e ipnotico della Bessette, il cambio di rotta della produzione ha centrato l’obiettivo dando corpo a tutte quelle conversazioni sulla Moda che negli anni Novanta si interrogavano circa la differenza tra “stile” e “tendenza”.
Regina del “quiet luxury”, che vent’anni fa non aveva nemmeno un nome, Carolyn Bessette amava infrangere i codici dell’ovvio, applicando su di sé una disciplina sartoriale che metteva in risalto la persona piuttosto che l’ego, rendendola un’icona di stile naturale e inimitabile.
Ma la fedeltà a certi codici estetici in American Love Story è anche musicale, con il soundtrack che mescola pop, rock alternativo e soul anni Novanta, da Fade Into You dei Mazzy Star a Linger dei Cranberries, da No Ordinary Love di Sade a Head Over Heels dei Tears for Fears, da Secret di Madonna a Lover, You Should’ve Come Over di Jeff Buckley.
Se le storie d’amore felici vengono dimenticate, solo quelle tragiche diventano immortali: quello tra JFK Jr. e Carolyn Bessette è stata l’ultimo mito romantico prima dell’avvento dei social, e Ryan Murphy ha capitalizzato questa ossessione per la nostalgia di un amore “discreto”, reso tale dai protagonisti, ma anche da un modo di raccontarsi e di esporsi che oggi non esiste più.