Draghi da tre mesi a Palazzo Chigi. Ma la trasparenza resta un optional

Recovery plan Draghi
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Per alcuni è un santo, per altri è l’uomo del fato, per altri ancora è il super-uomo che risolleverà le sorti di un Paese intero. Vada come vada, soltanto il tempo di rivelerà quanto Mario Draghi possa incidere sul nostro Paese facendoci definitivamente uscire dalla pandemia Covid-19. Quel che è certo a quasi tre mesi dal suo insediamento (avvenuto il 13 febbraio) è che in fatto di trasparenza l’ex banchiere non brilli particolarmente.

Draghi da tre mesi a Palazzo Chigi. Ma la trasparenza resta un optional

A rivelarlo è la pagina che lo riguarda sul sito istituzionale della presidenza del Consiglio, sezione – fa quasi sorridere dirlo – “amministrazione trasparente”. Al di là del rinvio all’articolo 5 della legge n.400 del 1988 che disciplina “l’attività del Governo e l’ordinamento del Consiglio dei ministri” – riferimento utile per comprendere le competenze del premier – e al di là, ancora, dell’atto di nomina (del 13 febbraio per l’appunto), quello che resta è una sequela di riferimenti vuoti di contenuto. Curriculum? Nessun link o rinvio.

“Compensi connessi all’assunzione della carica”? Idem. “Altre cariche / incarichi”? Nulla di nulla. “Dichiarazioni patrimoniali e reddituali”? Niente ancora. Ed è curioso considerando che scrivere quale sia, ad esempio, la retribuzione di Draghi non dovrebbe essere così difficile essendo arrivati al terzo mese in carica. A maggior ragione se si pensa che, finora, sono ad esempio state aggiornate le “spese per missioni e viaggi di servizio”. E cosa emerge? Poco o nulla: il presidente del Consiglio nei pochi giorni di febbraio in carica ha speso zero euro, mentre a marzo neanche un migliaio di euro per un solo viaggio istituzionale.

Resta però la domanda: perché dalla pagina risulta l’ultimo aggiornamento il 13 aprile (verosimilmente per aggiornare le spese di viaggio) e nessun dato aggiuntivo riguardo cv, reddito e retribuzione? Certo, formalmente la legge dà tempo novanta giorni per pubblicare tali dati, dunque siamo, ancora per qualche giorno, in regola. Resta tuttavia il fatto che un atto di maggiore trasparenza in questo periodo non sarebbe certamente vissuto in maniera negativa dai cittadini. C’è da dire, però, che Draghi non è l’unico a non brillare per trasparenza.

Di curriculum, retribuzione e reddito non c’è traccia. E il termine per pubblicarli sta per scadere

Se volessimo conoscere gli stessi identici dati anche delle new entry a Palazzo Chigi – dal sottosegretario Roberto Garofoli al ministro per l’Innovazione Vittorio Colao finendo con gli ex parlamentari Renato Brunetta e Mariastella Gelmini – risulta allo stesso modo impossibile. Nessun link, nessun rimando, nessun riferimento. Nulla di nulla. Finita qui? Certo che no. Altro dato che sarebbe curioso conoscere sono i consulenti e i collaboratori (parliamo di centinaia di incarichi come minimo) di premier, sottosegretari alla presidenza del Consiglio e ministri senza portafoglio. Il dubbio che si nascondano fedelissimi, amici ed ex parlamentari è forte. Vedremo, quando ci si deciderà a pubblicare l’aggiornamento (fermo guarda caso al 13 febbraio, l’ultimo giorno di Conte a Palazzo Chigi), se al dubbio seguiranno alcune certezze.

Finita qui? Certo che no. Fino a pochi giorni fa a non aver pubblicato neanche l’organigramma dei suoi collaboratori, era anche il commissario per l’emergenza Covid Francesco Paolo Figliuolo. Il nostro giornale aveva sollevato il caso settimane fa. Finalmente da qualche giorno il generale a colmato il gap e ne siamo felici. Speriamo ora che anche chi l’ha nominato possa seguire il suo esempio. Magari in tempi anche più celeri.