Anche Alfano si iscrive al partito del rinvio. Ma Renzi smentisce ancora: “Per il referendum nessuno slittamento”

di Alessia Vincenti
Politica

Questo slittamento non s’ha da fare. Matteo Renzi ha infatti ribadito la sua posizione sullo spostamento del referendum in seguito all’emergenza terremoto. “L’ipotesi non esiste. Punto”. Una dichiarazione che fa il paio con la bocciatura avvenuta nei giorni scorsi, quando l’idea è stata etichettata come una “boutade giornalistica”. Dimenticando che è stata lanciata dall’ex segretario del Ppi, Pierluigi Castagnetti, grande amico del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Insomma, non è nata dalla penna dell’editorialista.

ALFANO APRE
Eppure il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, è sembrato di tutt’altro parere: “Il Governo non farà alcuna richiesta di rinviare il referendum ma qualora una parte dell’opposizione fosse disponibile a valutare un’ipotesi di questo genere io sono convinto che sarebbe un gesto da prendere in altissima considerazione”. Dalle parti del Viminale, dunque, attendono solo un segnale dal partito del rinvio per iniziare l’operazione spostamento. Ma a quanto pare le opposizioni non hanno intenzione di chiedere alcunché. “La posizione di Forza Italia è chiara e cristallina: rinviare la consultazione costituzionale sarebbe da folli e irresponsabili. Non siamo disponibili a prendere in considerazione ipotesi che vanno annoverate sotto la voce fantapolitica”, ha scandito il capogruppo forzista alla Camera, Renato Brunetta. Altrettanto netta la risposta leader della Lega, Matteo Salvini: “Per aiutare davvero i terremotati serve un’esenzione fiscale di tre anni. Punto”.

VETI INCROCIATI
Il Movimento 5 Stelle, che inizialmente aveva tenuto un basso profilo sulla questione, ha bocciato senza mezzi termini l’ipotesi. E il componente del direttorio, Roberto Fico, non le ha mandate a dire: “Si deve votare il 4 dicembre. Il ministero dell’Interno non deve lavorare per il referendum, deve lavorare per gli sfollati. Si può organizzare il voto anche lì”. Fabiana Dadone, componente della Commissione Affari Costituzionali alla Camera, ha ribadito il chiaro no del M5S: “La data non si può spostare ulteriormente. La sensazione è che si voglia spostare in base alle previsioni sulle votazioni”. Anche legare i due discorsi, referendum e terremoto, è profondamente scorretto”. Addirittura nella minoranza del Pd la reazione è di sostanziale sorpresa: “Trovo strano che il ministro delle elezioni, quale è Alfano, dica una cosa del genere e dopo un minuto Renzi lo smentisca”, ha osservato il deputato Davide Zoggia. E il bersaniano ha formulato un’ipotesi: “Due sono le cose. O i due non si parlano o è un gioco delle parti. Ma non voglio pensare a quest’ultima ipotesi perché stiamo parlando della vita di migliaia di persone e di situazioni difficili”. Pure Luca Squeri di Forza Italia ha denunciato il balletto cominciato nell’esecutivo: “È sotto gli occhi di tutti che nel governo è iniziato il gioco delle parti: da un lato c’è il poliziotto buono Renzi dice non si rinvia, dall’altro quello cattivo Alfano che sventola la richiesta di spostare il voto. Un teatrino che dà la cifra esatta della credibilità di questo governo”.

DIFFIDENZA
Il leader di Possibile, Pippo Civati, è il primo a non fidarsi delle smentite: “Anche sull’articolo 18 il primo a parlare fu Alfano. Renzi bollò tutto come dichiarazioni ferragostane. Poi sapete come andò a finire”, l’ex esponente del Pd. La tesi della diffidenza è sposata pienamente dal senatore ed ex ministro della Difesa, Mario Mauro. “Il macchinoso tentativo del ministro Alfano di rinviare il referendum costituzionale ‘su ipotetica richiesta di Silvio Berlusconi’, appare come una toppa peggiore del buco. Infatti, si scrive Alfano ma si legge Renzi”.