Anche Berlusconi sale sul carro di Gentiloni. Per il leader di Forza Italia meglio lui di Minniti: una garanzia per tutelare Mediaset

di Giorgio Velardi
Politica

Piano piano sul suo carro ci stanno salendo tutti. Magari sperando di prenotare un posto al sole se e quando, l’anno prossimo, le elezioni dovessero condannare il Paese all’ingovernabilità. Paolo Gentiloni infatti scalda i cuori di molti. Sarà per quel suo fare mite, per quell’essere molto poco incline alle polemiche che nell’ultimo quarto di secolo hanno attanagliato la politica tricolore un giorno sì e l’altro pure. Così adesso, oltre ai tanti sponsor interni – praticamente tutti quelli che nel Partito democratico vogliono fare le scarpe a Matteo Renzi, fuoriusciti compresi – il presidente del Consiglio sta trovando simpatie pure da altre parti. Ad Arcore, per esempio. Raccontano infatti che se nel 2018 dovesse ripresentarsi l’ipotesi delle larghe intese, Silvio Berlusconi appoggerebbe più che volentieri la riconferma dell’ex ministro delle Comunicazioni e degli Esteri a Palazzo Chigi. Ovvio, il Cav sogna sempre la riabilitazione di Strasburgo che gli permetterebbe di correre in prima persona per la poltrona di capo del Governo, senza chiedere il “benestare” ai potenziali alleati Matteo Salvini (Lega) e Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia). Ma se la decisione della Corte europea dei diritti umani non dovesse arrivare in tempo utile, circostanza altamente probabile, a quel punto “Silvio” potrebbe giocarsi la carta col nome di Gentiloni.

Quanti perché – I perché sono tanti. Prima di tutto, “Paolo” non è “Matteo”, nel senso di Renzi. Più moderato nei toni rispetto all’ex sindaco di Firenze, il premier garantirebbe quella pacificazione difficile da trovare col segretario del Pd. Evitando le perdite di tempo, qualche messaggio di amorosi sensi il leader di Forza Italia gliel’ha già mandato. “È una persona cordiale, gentile… A me piace”, ha detto “Silvio” a fine giugno intervistato da L’Aria che tira, su La7. Frasi che nei corridoi di via Bellerio, quartier generale leghista, sono suonate come campane a morto sulla possibilità di costruire la triplice intesa fra FI, Lega e FdI nel 2018. Poco conta, nell’ottica dell’ex premier. Perché in ballo c’è pure l’altra questione, quella che più gli interessa, ovverosia la salvaguardia dell’azienda di famiglia. A dicembre il capo del Governo, spalleggiato dal ministro dello Sviluppo Carlo Calenda – un altro che tanto piace a Berlusconi e che potrebbe tornare in gioco l’anno prossimo (magari sempre al Mise ma stavolta in quota forzista) – definì come “ostile” la scalata del colosso francese Vivendi a Mediaset. Musica per le orecchie del leader azzurro.

Mai dire mai – Certo, in campo c’è pure il ministro dell’Interno Marco Minniti, schizzato in cima agli indici di gradimento degli italiani dopo un’estate nella quale gli sbarchi di migranti sulle coste italiane sono diminuiti dell’81%. Ma fra i due non c’è partita: “Silvio” preferisce di gran lunga Gentiloni. In cambio, tutt’al più, sarebbe disposto a non mettere i bastoni fra le ruote all’eventuale riconferma dell’ex braccio destro di Massimo D’Alema al Viminale. Il tutto se lo scenario dovesse restare immutato. Con la legge elettorale di fatto congelata fino alle Regionali siciliane del 5 novembre, infatti, mai dire mai.

Twitter: @GiorgioVelardi