Anche i cinque stelle hanno le loro colombe. Fallita la fatwa di Grillo sul reato di clandestinità

di Vittorio Pezzuto
Politica

di Vittorio Pezzuto

Smentito e contestato come mai prima d’ora dai suoi parlamentari. E costretto ogni giorno ad alzare il tiro contro tutti, in particolare il presidente della Repubblica, pur di restare al centro di una scena politica che – dopo il rafforzamento del governo delle larghe intese – sembra poter fare tranquillamente a meno del suo Movimento. Non sono giorni facili per lo sfiduciato Beppe Grillo, che la prossima settimana incontrerà con Gianroberto Casaleggio i suoi parlamentari pentastellati. Un chiarimento con le sue truppe è ormai inevitabile, dopo che queste si rivelano sempre meno eterodirigibili. La sua contradditoria scomunica ai due senatori Andrea Cioffi e Maurizio Buccarella ha infatti trovato un’imprevista opposizione nelle fila dei suoi senatori. «Il post di Grillo è molto inesatto» spiegava ieri Mario Giarrusso. Non è vero che l’emendamento che abolisce il reato di clandestinità sia «stato fatto all’insaputa dei colleghi del Senato. Non è così. Abbiamo i verbali, era stato presentato in Assemblea. Quindi, secondo me, c’è stato un equivoco di fondo perché quello che si voleva colpire con l’emendamento era una porcheria tutta italiana». Inoltre, ha aggiunto il senatore, «nessuna persona che abbia un minimo di intelligenza può pensare che una multa di 3-4mila euro, fatta a una persona nullatenente, costituisca un deterrente per non venire in Italia». Parole che pesano perché esprimono il sentimento di gran parte dei grillini a Palazzo Madama, inducendo lo stesso Andrea Cioffi a rivendicare su Facebook la giustezza – nel metodo e nel merito – della sua iniziativa in Commissione Giustizia. «Grazie a tutti, veramente tanti – scriveva ieri – per quello che mi avete scritto in queste ore. Mi esprimete solidarietà e rinnovate fiducia. Sono veramente sereno poiché credo fermamente nel valore dell’emendamento, che prima di essere presentato è stato, come sempre, condiviso con i colleghi cittadini in Senato. Sono convinto – aggiungeva – che con questa modifica alla attuale legge si possa contribuire a risparmiare danaro pubblico e alleggerire il carico della giustizia e delle carceri. Dopo una giornata convulsa, passata a lavorare e a dribblarmi tra i riflettori, ieri sera ci siamo riuniti con tutti i parlamentari per discutere dell’accaduto. È stata una riunione molto costruttiva, in cui il gruppo si è ritrovato compatto e coeso».

Domande urgenti
Inutilmente il vicepresidente della Camera Luigi Maio ha provato a buttare la palla in calcio d’angolo, dichiarando che «ormai abbiamo compreso che la maggior parte dei media non ha alcun interesse a capire le dinamiche del Movimento 5 Stelle bensì preferisce cavalcarle». Il dissenso c’è, si allarga e investe direttamente la natura del rapporto tra leader e gruppi parlamentari. Perché sarà pur vero che «uno vale uno» ma a un certo punto si dovrà pure arrivare a un chiarimento: nelle dinamiche interne al Movimento contano più i post sul web di militanti delusi per una presa di posizione non prevista e non gradita oppure il libero esercizio delle prerogative parlamentari degli eletti? E se il successo di un’iniziativa parlamentare non può prescindere dalla scelta dei tempi, come si concilia un’efficace azione politica con la necessità di sfinirsi ogni volta in riunioni interminabili, alla ricerca dell’unanimismo?

Occasione mancata di crescita
Se lo chiede ad esempio la deputata Elisa Bulgarelli: «La scelta di confermare il sostegno al provvedimento di Andrea Cioffi e Maurizio Buccarella mi trova perfettamente d’accordo, ma avrei preferito una discussione più aperta che ci portasse ad una decisione già definita a fine riunione, senza ulteriori attese. Invece ci siamo limitati ad avallare la scelta di aspettare il confronto promesso con Beppe Grillo, e mi sembra poco». Anche perché «la situazione avrebbe potuto essere un importante momento di crescita del Movimento 5 Stelle, ma per ora l’occasione è rimandata. Spero sia solo questione di qualche giorno. L’incontro sarà senz’altro utile ma ritengo che si debba scegliere la via giusta per renderlo costante, trasparente e continuo, evitando gli strappi e le incomprensioni». Nel frattempo, allo sfiduciato Grillo è parso utile pubblicare sul suo blog un lungo intervento del professor Paolo Becchi in cui viene chiede l’impeachment di Giorgio Napolitano, reo di aver violato più volte i limiti postigli dalla Costituzione. La goccia che ha fatto traboccare il vaso? La sua polemica diretta con il Movimento, che lo accusa di sollecitare provvedimenti di amnistia e indulto al fine di salvare il Cavaliere. «L’impeachment di Napolitano? Di sicuro lo chiederemmo se dovesse disporre la grazia per Berlusconi» confermava ieri il deputato Riccardo Fraccaro. Perché alla fine, come tutta la sinistra, anche i ‘rivoluzionari’ grillini hanno scoperto di avere un disperato bisogno di Berlusconi per ricompattare le fila interne.