Anche i morti sono un affare, la sanità è un magna magna da decenni. Non solo ora che lo ha detto Cantone

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La sanità è un buco nero da decenni. Una macchina mangia-soldi (pubblici) che pesa sulle casse dello Stato per miliardi di euro. E che coinvolge anche il “business” dei morti, oltre a quello delle liste d’attesa. Ora anche il presidente dell’Autorità nazionale anti-corruzione, Raffaele Cantone, se n’è accorto. Lanciando un preoccupato allarme. “Penso che la sanità, per l’enorme giro d’affari che ha intorno, non può essere sottovalutata ed è un terreno di scorribande per delinquenti di ogni tipo. Abbiamo comunque una sanità che assicura standard elevatissimi, ma la corruzione abbassa anche il livello dei servizi”, ha affermato il magistrato intervenendo all’incontro “Curiamo la corruzione” a Roma. Parole importanti, certo. Ma che nei fatti non aggiungono molto a quanto già noto. Del resto la torta della sanità, nonostante i tagli fatti dai vari Governi, è di oltre 100 miliardi di euro con la possibilità di assegnare incarichi pesanti.

Anche i morti sono un affare
Uno dei problemi è rappresentato dalle liste d’attesa, che spesso diventano territorio di corruttela. “Sarebbe bello se potessero essere trasparenti, ma ciò è molto difficile, perché ci sono in gioco i valori della privacy. Dobbiamo però intervenire: fatti come quello di Salerno mi inquietano”, ha ammesso Cantone. La questione della legalità, tuttavia, riguarda anche gli “ambiti legati alle aziende farmaceutiche e persino la gestione delle sale mortuarie”, ha affermato ancora il numero uno dell’Anac. Ma cosa è possibile fare per combattere questa piaga? L’Autorità ha preparato “un nuovo protocollo con il ministero della Salute, per avviare stretti controlli al fine di verificare se le Asl si sono adeguate alle norme e ai piani anticorruzione”. L’obiettivo sostanziale è quindi il controllo delle procedure.

Il prezzo della corruzione nella sanità
Il prezzo della corruzione è un salasso. Secondo la ricerca, reealizzata da Transparency International Italia, Censis, Ispe-Sanità e Rissc, ammonta almeno 6 miliardi di euro all’anno in termini di mancata innovazione e di cure ai pazienti. E soprattutto il malaffare (considerando gli ultimi 5 anni) ha interessato oltre un terzo, precisamente il 37%, delle aziende sanitarie italiane.  Senza tacere che i dirigenti vivono in un clima di sfiducia: il 77% ritiene elevata la possibilità di episodi di corruzione all’interno delle strutture in cui operano. Per la serie: pure gli addetti ai lavori si sentono sfiduciati. E non credono molto nei loro colleghi.

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di Gaetano Pedullà

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