Anche i ricchi piangono… per la delibera Fico. Farmacisti, commercialisti e doppi pensionati rivogliono il vitalizio pieno

di Edoardo Lanfranchi
Politica

Non solo Lega, ma anche Forza Italia e An. A presentare istanza di sospensione cautelare del taglio al loro vitalizio, sostenendo che rappresenterebbe la loro unica (o la principale) fonte di reddito, ci sono altri imprenditori e professionisti. La Notizia ieri ha segnalato i casi del supermanager Giancarlo Innocenzi Botti (Forza Italia), dell’economista Antonio Marzano (sempre Fi), degli avvocati Ernesto Stajano (Patto Segni, Fi) e Giuseppe Consolo (An, Fi). Ma non sono gli unici. Ha fatto ricorso Francesco Maria Mele, 69 anni, uno dei primissimi deputati di Silvio Berlusconi: dopo due anni alla Camera, dal 1994 al 1996, è tornato a gestire la sua farmacia di Foggia e oggi rivendica l’intero assegno da 3.108 euro perché sarebbe la sua “unica fonte di sostentamento”.

Idem Giuseppe Gallo, 70 anni, una legislatura con An, commercialista con studio a Gioia del Colle (Bari): pure lui dipenderebbe dal vitalizio per poter vivere e pagare “gli oneri di un contratto di mutuo”. Mario Masini, 71 anni, due legislature con Fi, produce un Frascati superiore Docg che nel 2018 ha meritato i Tre bicchieri del Gambero rosso. Nipote d’arte (il nonno, Pietro Campilli, è stato ministro in quattro governi De Gasperi e pure un produttore di Frascati) si è opposto in via cautelare al taglio da 4.725 a 2.879 euro perché il vitalizio rappresenterebbe per lui una “consistente fonte di reddito”.

E tra i professionisti della politica? Il vitalizio sarebbe l’unica risorsa per Carmelo Briguglio (nella foto), ex An, ex Fli, oggi vicino a Fratelli d’Italia, che però incassa la pensione dall’Assemblea regionale siciliana e oggi ha un incarico come capo segreteria particolare di Nello Musumeci all’assessorato alla cultura. E “non avrebbe percepito alcun altro reddito” il mitologico Benedetto Nicotra, detto Benny, 67 anni, eterno sindaco e di Santena (Torino). Assunto nel 2008 come dirigente, a circa 20 mila euro al mese, da un’impresa di smaltimento rifiuti, un mese dopo ha accollato gli spropositati contributi alle casse del municipio. Indagine della procura, patteggiamento, risarcimento da 70 mila euro al comune. Risparmi probabilmente prosciugati. E carriera politica in crisi: candidato al Senato nel 2018, sempre con Fi, non è stato rieletto.