Majdi Aslan, 54 anni, guidava un veicolo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità lungo via Salah al-Din, a est di Khan Younis, quando le forze israeliane hanno aperto il fuoco in modo indiscriminato sui mezzi in transito. Era la mattina del 6 aprile, alle 9:15. Aslan, residente nel campo profughi di Bureij, è stato colpito alla testa. Dichiarato morto all’ospedale Al-Aqsa. Un medico dell’Oms è rimasto ferito. Sette altre persone, civili su un mezzo commerciale che precedeva il veicolo onusiano, sono state colpite nella stessa sequenza. Lo ha ricostruito il corrispondente di Al Jazeera Hani Mahmoud, presente nell’area.
La conseguenza è stata immediata: l’Oms ha sospeso tutte le evacuazioni mediche da Gaza verso l’Egitto via Rafah, a tempo indeterminato. Quel corridoio – l’ultimo rimasto – è chiuso.
Il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus ha scritto su X che «una persona impegnata a fornire servizi all’Organizzazione a Gaza è stata uccisa in un incidente di sicurezza». Nel comunicato inviato ad Al Jazeera, l’Oms ha definito l’accaduto un “incidente di sicurezza critico, in esame da parte delle autorità competenti”, senza nominare chi ha sparato. Le autorità competenti, ha precisato, stanno conducendo un’indagine.
Mentre le agenzie seguono gli attacchi su Teheran, Gaza continua. Dal cessate il fuoco raggiunto nell’ottobre 2025, il Ministero della Salute palestinese ha registrato oltre 720 persone uccise nella Striscia e quasi 2.000 ferite. Dall’ottobre 2023, secondo il rapporto Unrwa al 25 marzo 2026, i morti sono 72.265, i feriti 171.959.
Il corridoio medico era l’ultimo che restava: trasportare fuori i pazienti che non potevano ricevere cure dentro. Ora è sospeso «fino a nuovo avviso», ha comunicato Tedros. Le autorità competenti stanno esaminando l’incidente.