Anche le pensioni dei commercianti nel crac di Banca Etruria

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di Sergio Patti Il crac delle quattro banche che stanno mettendo in crisi la stessa tenuta del Governo di Matteo Renzi, oltre alla credibilità di tutto il sistema creditizio del Paese, non riduce sul lastrico solo i 10.500 obbligazionisti rimasti con carta straccia in mano. A lasciarci le penne, oltre a migliaia di investitori e imprese, sono infatti centinaia di migliaia di pensionati. Un numero impressionante di investitori spericolati a loro insaputa. E che ancora neppure sanno di aver bruciato un pezzetto della loro pensione. La Notizia ha scovato la bomba – che potrebbe non essere la sola – nella voragine della Banca Popolare dell’Etruria. Tra i grandi investitori coinvolti c’è infatti il Fondo Metherios, nel quale risultano investiti almeno 20 milioni di euro del Fondo Futura Funds Sicav, amministrata da un Fondo di Malta controllato dal Fondo lussemburghese Optimum Asset Management.

CONFLITTI D’INTERESSI

Di quest’ultimo Fondo si è molto parlato per un doppio investimento in straordinario odore di conflitto di interessi. Fu questa società a sottoscrivere infatti 22 milioni di euro di mini bonds emessi dalla famiglia barese di Anna Degennaro, a sua volta famosa sia per essere a capo, tra le altre cose, di quella Sud Commerci Srl che regalò le famigerate cozze pelose all’allora sindaco Michele Emiliano, sia per essere la moglie del senatore Ncd Massimo Cassano, attuale sottosegretario del Governo Renzi al Ministero del Lavoro, con delega sulle politiche previdenziali. Il sottosegretario che vigila, in sostanza, sui fondi previdenziali, tra cui c’è sicuramente l’Enasarco, la Cassa degli agenti di commercio. Enasarco da cui – guarda che combinazione! – nel 2012 era arrivato un investimento da 300 milioni proprio nel Fondo Futura Funds Sicav. Investimento di cui Enasarco l’anno scorso si libera anticipatamente con un complesso scambio di asset in natura. In questo giro di milioni la Methoris stringe i suoi rapporti con la Popolare dell’Etruria. Dove va a scottarsi con i soldi che – come abbiamo visto – arrivano anche dalla Cassa degli agenti di commercio. Un rapporto tutto mediato dalla politica e dentro il quale spuntano relazioni insospettabili, come quella con il finanziere Alfio Marchini. Della vicenda La Notizia si era già occupata in “tempi non sospetti”, il 19 febbraio scorso in un articolo intitolato “Quei legami imPopolari dell’Etruria. La banca di papà Boschi e i rapporti con la merchant bank all’amatriciana vicina ad Alfio Marchini e Aurelio Regina”.

E SPUNTA PURE MARCHINI

Nell’articolo (consultabile sul sito della Notizia) si evidenziava che la Pop Etruria deteneva l’1,41% di Methorios. Ma i rapporti tra la banca dove era vice presidente il papà del ministro delle Riforme e il Fondo controllato dal lussemburgo e con in pancia i 300 milioni dell’Enasarco si erano rafforzati quando Methorios decise di entrare nella società consortile Palazzo della fonte, di cui ancora oggi detiene l’8,6%. In pratica Palazzo della fonte è un consorzio a cui a dicembre del 2012 la Pop Etruria conferì un pacchetto di 59 immobili per un valore di mercato di 82,2 milioni di euro. L’operazione, dettata sulla carta dalla necessità di rendere più efficiente la gestione del mattone della banca, in realtà rispondeva all’esigenza di incassare liquidità per dare respiro ai conti. Già allora si capiva che l’istituto di credito aretino era in deficit di ossigeno. Nel consorzio c’è pure Manutencoop, big delle coop rosse, in compagnia di numerosi altri soci. Secondo le risultanze di un’ispezione della Banca d’Italia alcuni di essi avrebbero partecipato all’acquisto degli immobili utilizzando finanziamenti erogati dalla stessa Etruria. Insomma, un’operazione non proprio da manuale. Tutta la vicenda finì in un’interrogazione parlamentare presentata il 4 marzo 2014 dalla deputata Cinque Stelle Roberta Lombardi, rimasta senza risposta. E dire che la Lombardi aveva fiutato bene, visto che a scorrere i soci di Methorios, con il 12,6% ciascuno, troviamo Fabio Palombo ed Ernesto Mocci, rispettivamente presidente e Ad della merchant bank, da martedì scorso primi dirigenti della Popolare dell’Etruria indagati. Soci di cui oggi probabilmente hanno difficoltà a vantarsi gli altri azionisti di Methoris, tra cui spicca con il 16,6% la Lujan Spa, direttamente riconducibile all’ex candidato sindaco di Roma Alfio Marchini e l’ex vicepresidente di Confindustria Aurelio Regina, già a capo degli industriali romani e – a quanto si dice – con molta voglia di prendere il timone che Giorgio Squinzi lascerà l’anno prossimo a Via dell’Astronomia. Proprio in quella Confindustria che in primavera tenterà di conquistare la presidenza della Fondazione Enasarco, dove da oltre dieci anni è nel Cda e oggi presidente il sindacalista Uil Brunetto Boco. Anche di Enasarco La Notizia si è occupata di recente, evidenziando come i vertici uscenti (e scaduti da mesi) stanno tentando di smontare molti investimenti sicuri in immobili di prestigio per monetizzare. Una strategia incomprensibile visto che l’Ente ha oggi in cassa più di un miliardo e mezzo cash, lasciato sui conti bancari con rendimenti negativi. Chissà per favorire chi.

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