Anche l’Italia finisce nel mirino del terrorismo

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Graziano Bertini

Lo chiamavano “talebano” e “terrorista”. Uno sfottò fra ragazzini ai tempi della scuola, all’indomani degli attentati alle Torri gemelle. Ma alla fine, secondo le accuse, terrorista lo è diventato davvero. Per questo inneggiava alla guerra contro l’Italia e cercava obiettivi da colpire. Anzi aveva addirittura effettuato dei sopralluoghi virtuali con Google Maps. Nel mirino di Anas El Abboubi c’era la stazione ferroviaria di Brescia, dove i servizi di controllo sono realizzati anche con l’ausilio dell’esercito, e la caserma Goito, sempre a Brescia.

I poliziotti della Digos di Brescia lo hanno arrestato ieri in collaborazione con la Divisione antiterrorismo. Eccolo, Anas El Abboubi, alias ‘Anas Abdu Shakur’, questo giovane marocchino di 21 anni in Italia da sempre eppure pieno d’odio contro il paese che lo ospitava. L’accusa ipotizzata nei suoi confronti è addestramento con finalità di terrorismo internazionale e incitamento alla discriminazione e alla violenza per motivi razziali, etnici e religiosi. Altre due persone risultano indagate per gli stessi reati. Il giovane 21enne, presunto fondatore della filiale italiana di “Sharia4”, movimento ultraradicale islamico messo di recente al bando in diversi Paesi europei, viveva con la famiglia nel Bresciano dall’età di 6 anni. Cresciuto a Vobarno, comune di circa 8 mila abitanti della Valle Sabbia, frequentava un istituto superiore di Brescia e a giorni avrebbe dovuto dare l’esame di Stato. Eppure, malgrado i 14 anni trascorsi in Italia il ragazzo manifestava problemi di mancata integrazione e di inserimento scolastico. Ma, a quanto è stato riferito dagli investigatori, neppure frequentava le comunità islamiche locali. Un odio, il suo, nato già durante l’adolescenza. Alimentato dai commenti di disprezzo in seguito all’attacco terroristico dell’11 settembre..
“Eravamo giunti a una situazione in cui il rischio che si passasse all’azione era concreto’’ ha dichiarato il procuratore aggiunto di Brescia Fabio Salamone dopo l’arresto dello studente. “Che la zona di competenza della Dda di Brescia fosse una zona sensibile a questo tipo di presenze era già emerso. Questo è il secondo caso di applicazione di norme che servono a prevenire che soggetti che compiono addestramento terroristico poi passino all’azione”. Di recente, sembra che il marocchino avesse confidato ad un internauta il desiderio di morire per Allah. I poliziotti lo hanno fermato prima.