Anche Maroni inciampa su Expo

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Di Fabrizio Gentile

Ci risiamo. Una questione giudiziaria irrompe, di nuovo, nella politica regionale lombarda. Stavolta è il governatore Roberto Maroni a essere chiamato a rispondere di presunti favori nell’assegnazione di due incarichi di lavoro collegati all’Expo, un anno e mezzo dopo che si è insediato nell’ufficio di Roberto Formigoni, che venne mandato a casa prima della fine del mandato per una serie di scandali. “Sono assolutamente sereno e, allo stesso tempo, molto sorpreso – ha dichiarato Maroni, accusato di concussione per induzione -: per quanto a mia conoscenza, è tutto assolutamente regolare, trasparente e legittimo”. L’ex
segretario della Lega Nord ha fatto sapere anche di essersi “reso immediatamente disponibile agli uffici del procuratore per chiarire la regolarità e correttezza della questione”.

Il confronto
Oggi Maroni riferirà sulla questione davanti al Consiglio regionale, come chiesto dalle opposizioni, che invece vedono nell’inchiesta avviata dalla Procura di Busto Arsizio (Varese) un cattivo presagio. Se infatti sul piano giudiziario resta da capire se ci saranno sviluppi, sul piano politico le perquisizioni dei carabinieri del Noe al 35/o piano di Palazzo Lombardia, nell’ufficio del governatore e del capo segreteria Giacomo Ciriello, indagato con la stessa accusa, hanno aperto un capitolo di sospetti. Da una parte tutta la maggioranza di centrodestra si è schierata al suo fianco, ma sull’altro fronte, il Movimento 5 Stelle ha però colto la notizia dell’informazione di garanzia a Maroni per confermare i suoi dubbi sulla gestione delle consulenze in Regione e sui rapporti fra politica ed Expo. Secondo il capogruppo Giampietro Maccabiani, che nel caso di un rinvio a giudizio ha chiesto già le dimissioni del governatore leghista, “la Lombardia è un serraglio di scandali che imbarazza il Paese: nei fatti, la Regione guidata da Maroni si sta dimostrando identica a quella di Formigoni”. “Per quanto ci riguarda – hanno assicurato i capigruppo del Pd, Enrico Brambilla, e del Patto Civico, Lucia Castellano – ci sentiamo sin d’ora impegnati a vigilare attentamente su ciò che sta accadendo. Attendiamo quindi gli sviluppi della vicenda pronti, nel caso, ad assumere ulteriori iniziative”.

Un ramo d’inchiesta
L’inchiesta della Procura di Busto
Arsizio che ha portato a notificare l’avviso di garanzia, da quanto si è saputo, è nata nel corso delle indagini su Finmeccanica per cui ora è sotto processo, tra gli altri, l’ex ad e presidente Giuseppe Orsi.

Le altre indagini
Con l’inchiesta appena avviata dalla Procura di Busto Arsizio e che vede indagati per concussione per induzione il governatore della Lombardia Roberto Maroni e il capo della sua segreteria Giacomo Ciriello, salgono a quattro le inchieste della magistratura lombarda che hanno a che vedere con Expo: tre, aperte da tempo, riguardano gli appalti.
Prima l’indagine Ilpsa su una serie di appalti ritenuti pilotati, tra cui anche quelli di assistenza legale e tecnica-amministrativa per lavori legati ad Expo; sono finiti in carcere l’ex dg di Infrastrutture Lombarde Rognoni, l’ex capo ufficio gare Perez, e ai domiciliari Malandra, ex direttore amministrativo di Ilspa. Poi c’è l’indagine sulla “cupola”: riguarda presunte irregolarità in alcune gare legate a Expo, tra cui quelli relativi alle via d’acqua e all’Architettura di Servizio, che ha portato in carcere l’ex Dc Frigerio, l’ex Pci Greganti, l’ex senatore del Pdl Grillo, l’ex esponente ligure Udc-Ndc Cattozzo, l’ex manager Expo Paris, e l’imprenditore vicentino Maltauro. Infine l’indagine sulla Piastra: ha al centro l’appalto più rilevante di Expo, quello da 149 milioni per i lavori della cosiddetta piastra. Avviata più di un anno fa, l’indagine ha preso un nuovo impulso dopo la trasmissione di alcuni atti dell’inchiesta di Venezia sul Mose e, tra l’altro, anche per le dichiarazioni di Angelo Paris.

IL GOVERNATORE SI SENTE SICURO: RIFERIRA’ IN AULA

I capigruppo di maggioranza in Regione Lombardia, e cioè Lega Nord, Forza Italia, Lista Maroni Presidente, Nuovo Centrodestra, Fratelli d’Italia, Partito Pensionati, esprimono in una nota “ampia solidarietà al Presidente Roberto Maroni e ribadiscono piena fiducia nella correttezza del suo operato, in riferimento a un’ipotesi di reato per la quale non esiste una giurisprudenza consolidata e che presenta contorni difficilmente identificabili”.

La difesa d’ufficio
Solidarietà e fiducia a Maroni anche dagli assessori Viviana Beccalossi, Mario Melazzini, Valentina Aprea, e Paola Bulbarelli. “Presidente Maroni avanti con tenacia e determinazione”, scrive su Twitter l’assessore alle attività produttive, ricerca e innovazione di Regione Lombardia, Melazzini. “Sempre accanto al mio grande presidente”, dichiara, sempre sul social network, Bulbarelli. “Voglio esprimere la mia vicinanza umana e politica a Maroni – scrive Aprea -, certa che continuerà con ancora più forza e determinazione a governare la più importante regione d’Italia”. “Mi auguro che almeno questa volta siano evitati le solite strumentalizzazioni che ormai da venti anni hanno fatto perdere il senso vero di misure destinate a salvaguardare le persone nei caso di accuse o contestazioni di fatti infondati. Dall’insediamento della giunta ho lavorato con Roberto Maroni ed ho potuto apprezzarne la profonda dedizione e la costante propensione per realizzare il bene dei lombardi e della Lombardia. Sono certo che raggiungeremo importanti risultati sotto la sua guida”. “Solidarietà personale e grande vicinanza al presidente Maroni” è stata espressa da Beccalossi.

Faccia a faccia
Il presidente del Consiglio regionale lombardo, Raffaele Cattaneo, ha riferito di aver “già ricevuto la richiesta di Roberto Maroni di riferire in aula” in merito all’inchiesta della Procura di Busto Arsizio. “Esprimo la mia personale solidarietà e vicinanza nei confronti di Maroni – aggiunge Cattaneo -. Troppo spesso si dimentica che l’informazione di garanzia è uno strumento a tutela dell’indagato. Invito, pertanto, coloro che si affrettano ad emettere prematuri e inopportuni giudizi ad atteggiamenti più cauti e più consoni allo spirito e alla lettera della legge”.