Ancora aborti clandestini. Ma sulle vicende si indaga poco. Solo nel 2014 accertati 136 casi. Il 78% delle inchieste finisce però insabbiato

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Trentasette anni non sono stati sufficienti in Italia per cancellare la vergogna degli aborti clandestini. Tra eserciti di obiettori e strutture in cui è impossibile eseguire un’IGV, la legge 194 del 22 maggio 1978 è rimasta in buona parte sulla carta. I dati ufficiali, nonostante il fenomeno venga definito dal ministro della giustizia Andrea Orlando “di ridotte proporzioni”, sono indegni di un Paese civile. Ma quel che crea inquietudine è quanto emerge dalla stessa relazione appena trasmessa dal guardasigilli alle Camere: numerosi procuratori della Repubblica sostengono che non viene aperta neppure un’inchiesta su interruzioni illegali di gravidanza, mancando denunce e regnando una forte omertà, con la complicità di diversi medici, ma ritengono che la piaga sui territori sia ampia e sanguinolenta. La 194 doveva tutelare la salute e la serenità delle donne italiane. Poco invece è stato fatto e a farne le spese sembra siano sempre le fasce deboli della società, a partire dagli stranieri residenti in Italia.

I DATI
Nell’ultimo rapporto, il ministro Orlando sostiene che il fenomeno mostra una “marcata incidenza degli stranieri rispetto al totale delle persone nei procedimenti iscritti presso le Procure”. Nel 2014 hanno rappresentato il 33% degli indagati per aborti clandestini. Sempre quelli che già si trovano agli ultimi posti nella società. E, seppure definito di “ridotte proporzioni”, il fenomeno delle interruzioni di gravidanza illegali non è affatto trascurabile. I dati raccolti dal dicastero di via Arenula non sono completi e mostrano comunque che, mentre nel 1995 le inchieste aperte sono state 84, lo scorso anno sono state ben 136, l’anno precedente 174 e nel 2011 addirittura 206. Dati in controtendenza con il tenore di vita generale, visto che tali illeciti per il 40,4% si concentrano al Nord. Con gli indagati passati dai 145 nel 1999 ai 230 del 2014. E non sembra semplice neppure indagare, visto che il 78% delle inchieste lo scorso anno sono state archiviate (nel 1995 era il 55%). A preoccupare, però, sono soprattutto quei tanti, troppi aborti clandestini che vengono compiuti senza che ne venga mai trovata traccia. Diversi procuratori, sostiene lo stesso guardasigilli, hanno comunicato che hanno pochi o nessun procedimento penale in materia, ma sostengono che vi sono “certamente aborti clandestini nell’ambito del territorio di propria competenza”. Aborti che, per gli inquirenti, sono “taciuti” dalle donne, dai familiari e dai medici, nascosti, “anche perché gran parte delle forze di pubblica sicurezza vengono impiegate su altri fronti investigativi”. Fenomeno che, per lo stesso ministro, è “largamente diffuso e praticato, anche in strutture sanitarie private”.

IL CONSENSO
Ma non è tutto. Un altro dramma è infatti quello delle minorenni a cui le famiglie negano il consenso all’aborto. Sono una media di 1.300 ogni anno, devono ricorrere a un giudice tutelare e, tanto per complicare le cose, le toghe interpretano la legge in maniera “del tutto opposta” l’una dall’altra. Con buona pace di diritti e tutela delle donne.

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