Ancora tensioni tra Regioni e Governo sulla riapertura dei confini. La Sardegna insiste sul passaporto di negatività. Per la Santelli in Calabria l’unico rischio è ingrassare

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“Nessuna lite e nessuna chiusura. Al di là della semplificazione verbale, il primo a voler essere rassicurato è proprio il turista”. E’ quanto ha detto al Corriere della Sera il presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, a proposito delle polemiche legate alla riapertura e alla libera circolazione fra regioni. “I dipartimenti Salute e Turismo della mia regione – ha aggiunto il governatore – stanno lavorando a un protocollo. La parola d’ordine è riaprire in sicurezza. Anche se il mondo scientifico ci ripete che la sicurezza al cento per cento non esiste”.

“Sappiamo – ha detto ancora Musumeci – che non è possibile restare rinchiusi in attesa del vaccino. Abbiamo il dovere di avviarci a una apparente normalità, ma alzando al massimo l’asticella delle norme di sicurezza, d’intesa con albergatori, ristoratori, quanti ospitano turisti”. Musumeci è torna anche sulle parole del sindaco di Milano, Beppe Sala: “Anche Sala sa che un protocollo di sicurezza è interesse del viaggiatore”. E su Guido Bertolaso: “Ci dà una mano, a costo zero. ‘Sicilia sicura’ è il nostro motto. E per questo occorrerà verificare la provenienza, l’esistenza di eventuali casi sospetti nel nucleo familiare, indicare giorno dopo giorno la tracciabilità della presenza del turista, ricordo soltanto che siamo al centro di una pandemia. E che tutto il resto appare davvero piccola cosa”.

“Dal 21 maggio – ha detto invece a Repubblica il governatore della Sardegna, Christian Solinas – abbiamo riaperto ai voli privati. E a decine, provenienti da tutto il mondo, si stanno presentando già con il loro certificato di negatività, in base a protocolli con le società di gestione degli aeroporti. Già oggi, per norme e protocolli statali, se una persona è positiva non può circolare liberamente in Italia. Noi diciamo la stessa cosa: se uno è infetto non può imbarcarsi per la Sardegna. Cerchiamo fino all’ultimo un’intesa con il governo. Che però, se continuerà a dirci no senza proporre soluzioni valide, dovrà assumersi la responsabilità di un’apertura senza controlli. Un sistema misto di autocertificazione e di tracciamento con app dei turisti. Ma è una soluzione, voglio specificare, in subordine. Alla luce di ciò che è accaduto in altri Paesi – ha concluso il governatore sardo – che hanno riaperto prima di noi e oggi si ritrovano con i contagi di ritorno, avrei tenuto una cautela maggiore”.

“Dobbiamo dare un messaggio di ottimismo intelligente. Difendiamoci dal virus – ha detto, sempre a Repubblica, il governatore della Calabria, Jole Santelli – ma la vita continua. Sarà un’estate di serenità. Siamo a contagio zero. Nel rispetto di tutte le misure contro il coronavirus, ora posso dire a chi arriva: l’unico pericolo sarà quello di ingrassare. Chiedo rigidi controlli in partenza, capisco certe preoccupazioni dei nostri cittadini, ma ora del turismo abbiamo bisogno. Fontana e Bonaccini – dice Santelli rivolgendosi ai colleghi di Lombardia ed Emilia Romagna -, vi aspetto a casa mia. Venire in Calabria significa anche aiutare una delle regioni più povere d’Europa. Che sta già subendo il crollo dell’economia. Vi aspettiamo a braccia aperte, aiuterete i giovani a restare qui”.

“C’è un sentimento diffuso di preoccupazione, anche tra i cittadini”, e “la preoccupazione c’è anche da parte dei sindaci”, visto “l’impatto pesante del virus in Lombardia anche se in riduzione”. Ha detto a Skytg24, infine, il governatore della Toscana Enrico Rossi. “Sarebbe il caso di fare un ragionamento di buonsenso – ha aggiunto – , sarei più cauto” anche se “protocolli e passaporti mi sembrano sciocchezze, se qualche collega mi dimostra che è possibile proverò a imitarlo”. “Non sono per fare lo sceriffo o per la guerra tra regioni”, ma serve cautela” ha concluso Rossi.

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