Ancora uno schiaffo europeo

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di Sergio Castelli

Ancora una brutta tegola ci piove in testa direttamente dall’Europa. Questa volta sono i debiti pagati dalla pubblica amministrazione ancora troppo lentamente a rappresentare la nuova minaccia e che presto potrebbero costarci molto caro. Su iniziativa del commissario Ue all’Industria, Antonio Tajani, la Commissione europea, nella giornata di ieri, ha inviato una lettera di messa in mora all’Italia per violazione della direttiva 2011/7 che impone il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione verso le imprese entro un termine di 30 giorni (60 in alcuni casi eccezionali). Tajani ha spiegato che secondo la relazione annuale 2013 di Bankitalia, del 30 maggio 2014, la nostra pubblica amministrazione paga ancora oggi le sue fatture in media entro non meno di 180 giorni, e 210 giorni nel settore dei lavori pubblici. “L’Italia è il peggior pagatore d’Europa”, ha affermato Tajani, “e al secondo posto per i ritardi c’è la Grecia con 155 giorni”. Resta ancora, infine, nella normativa italiana “troppa discrezionalità per la pubblica amministrazione nel definire lo di stato di avanzamento dei lavori, un passaggio essenziale perché poi l’impresa possa emettere le fatture”, ha precisato Tajani, secondo il quale “lasciare margini di manovra tropo ampi alla P.A. vuol dire che, in pratica, le imprese saranno pagate quando l’ente pubblico vorrà”.
Nel mirino dell’Unione europea anche il tasso di interesse moratorio applicato dalle pubbliche amministrazioni che continua, spesso e volentieri, a essere inferiore rispetto a quanto previsto dalla normativa (tasso di interesse di riferimento della Bce, aumentato di almeno l’8%).
Per quanto riguarda il capitolo nomine europee nella mattinata di ieriil premier,Matteo Renzi, ha incontrato il presidente del consiglio europeo, Van Rompuy, incassando la fiducia per un nuovo approccio che mira a cambiare il diattito sulle nomine: un documento su cui stanno lavorando a Bruxelles e nelle cancellerie sul futuro dell’Europa. “Un approccio di metodo’’, ha sottolineato Renzi, ‘’che cambia verso al dibattito sulle nomine che vengono dopo, solo dopo, la definizione di un Europa all’altezza delle sfide che ha davanti’’. Ma sulla nomina del nuovo presidente di Commissione impazza il toto nomine. Per quanto riguarda, invece, il vertice sul lavoro, fonti vicinissime a Palazzo Chigi, spiegano che sarebbe emersa la decisione da parte italiana di spostare il summit sull’occupazione, previsto per l’imminente mese di luglio, nella parte finale del semestre di presidenza italiano.

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