Anno giudiziario, al via tra luci e ombre. Miglioramenti nel penale e nel civile. Ma le pendenze sono ancora troppe. Il Presidente della Cassazione: basta scontro tra i Pm

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Si apre un nuovo anno giudiziario. E ieri, in occasione della cerimonia, il Primo presidente della Cassazione, Giorgio Santacroce, ha puntato il dito contro le riforme a costo zero, a suo dire non sufficienti a smaltire arretrati ed accelerare processi, ed ha invitato la politica a non essere dipendente dall’economia auspicando, ancora una volta, un clima di stabilità viatico alla riforma della giustizia giudicata “indispensabile”. Passando a questioni più tecniche e meno politiche, il primo giudice di Cassazione ha sottolineato la necessità di creare “un filtro” per accedere al secondo grado di giudizio denunciando, contemporaneamente, che alla Cassazione, terzo grado di giudizio, servirebbero più di 3 anni di lavoro solo per smaltire gli arretrati.

LE CARCERI
Per quanto riguardo il problema delle carceri: “tutti gli allarmi lanciati restano drammaticamente attuali”, ha sottolineato Santacroce. Sul sovraffollamento carcerario e i diritti dei detenuti, l’Italia è ancora sotto osservazione e a giugno è attesa una nuova pronuncia del Consiglio d’Europa. “Il problema dell’eccesso di carcerazione chiama in causa anche i giudici che non possono limitarsi a sollecitare sempre e comunque l’intervento della politica e del legislatore. È necessario che si assumano anche essi la responsabilità di rendere effettivo il principio del “minimo sacrificio possibile” che deve governare ogni intervento, specie giurisdizionale, in tema di libertà personale”, ha concluso Santacroce. Infine, una curiosità: per la prima volta nella storia repubblicana, l’anno giudiziario si è aperto senza la presenza del Presidente della Repubblica. A farne le veci, il presidente reggente Pietro Grasso presente in Aula Magna. Nell’Aula manca la bandiera del Quirinale ed è invece presente per la prima volta il vessillo biancoceleste del Presidente reggente. A rappresentare il Senato, Maurizio Gasparri, vicepresidente dell’Assemblea di palazzo Madama.

L’INTERVENTO DI ORLANDO
“Riforma dello Stato e riforma della giustizia risultano profondamente intrecciate. Il rinnovamento della Repubblica si fonda anche su una rinnovata giurisdizione”. Così il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, nel suo intervento per l’inaugurazione dell’anno giudiziario in Cassazione. Ministro che ha ricordato tra i risultati ottenuti sinora l’avvio del processo civile telematico, “l’entrata a pieno regime del nuovo assetto della geografia giudiziaria, del superamento del sovraffollamento carcerario, dell’acquisita centralità della giustizia civile nel dibattito pubblico”. Orlando ha infine sottolineato che “nel corso degli anni il nostro Paese ha rinunciato, a differenza di molti stati dell’Unione, a sviluppare un sistema di pene alternative, strada che ci ha condotti ad avere – ha detto – uno dei sistemi di esecuzione penale tra i più costosi del continente, circa tre miliardi annui, e tra i meno efficaci se valutato in termine di recidiva.