L’anno prossimo la Camera spenderà 133,1 milioni per pagare i vitalizi. Aumento di 0,9 milioni dopo le modifiche imposte alla delibera Fico

Rosa Russo Iervolino
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In attesa di capire come si pronuncerà il Consiglio di giurisdizione (il primo grado di giudizio della Camera dei Deputati) in merito ai 1.400 ricorsi circa presentati dagli ex parlamentari dopo il taglio dei vitalizi determinato dall’ormai famosa delibera Fico (il verdetto è previsto per metà gennaio), i primi effetti delle modifiche apportate dal Collegio dei Questori proprio alla delibera che aveva tagliato i vitalizi sono già visibili nel bilancio di previsione di Montecitorio per il 2021.

La spesa per le super-pensioni degli ex onorevoli, infatti, aumenteranno di circa 900mila euro portandosi a quota 133,1 milioni di euro. Per comprendere nel dettaglio cosa sia accaduto, però, bisogna fare un passo indietro. Dopo i ricorsi presentati all’organo di giustizia interno della Camera, il Consiglio di giurisdizione si è pronunciato con una sentenza interlocutoria, invitando Montecitorio a modificare le restrizioni per l’accesso al vitalizio a detta dei giudici eccessive.

IL QUADRO. E le modifiche apportate non sono di poco conto. La delibera Fico stabiliva la possibilità, per gli ex deputati, di richiedere un incremento dell’assegno previdenziale al sussistere di due requisiti: essere percettori di un reddito non superiore a 5.889 euro lordi e affetti da patologie tali da comportare un’invalidità al 100 per cento. Al ricorrere simultaneo di queste due condizioni, l’assegno poteva essere aumentato fino a un massimo del 50%. Il Consiglio di giurisdizione, però, ha di fatto modificato la norma (articolo 1, comma 7) della delibera. Stabilendo che, l’incremento del vitalizio possa essere disposto al sussistere anche di uno solo dei due requisiti e per importi anche superiori al 50%.

E proprio in applicazione della sentenza, il Collegio dei Questori ha fissato i nuovi criteri: oggi non occorre essere più allo stesso tempo indigenti e invalidi. Basta, invece, che ricorra solo una delle due circostanze. E, soprattutto, non c’è più alcun tetto fissato al 50%: si potrà arrivare a una maggiorazione del 75% del vitalizio. Cosa vuol dire questo? Che, viste le modiche già apportate, difficilmente ora il Consiglio di giursdizione nella sentenza attesa per metà gennaio darà ragione ai ricorrenti. Di contro, però, si tratterà di una vittoria di Pirro dato che le maglie di fatto si sono già allargate.

I BENEFICIARI. Ma chi ha già beneficiato di questa modifica alla delibera Fico? Finora sono circa una novantina di ex onorevoli (ma potrebbero presto aumentare). Come già raccontato dal nostro giornale, un aumento del 39% è stato concesso, tra gli altri, ad Alfredo Meocci, del Ccd, ex direttore generale della Rai ed ex commissario dell’Agcom, del 40% a Giorgio Lainati, azzurro e giornalista del gruppo Fininvest, del 50% al giornalista Silverio Corvisieri, del Pci, di quasi il 38% a Mario Domenico Gerolimetto, del Pli, dirigente d’azienda, di oltre il 26% al leghista e imprenditore Mauro Polli, del 33% all’imprenditore azzurro Alessandro Rubino e del 40% al farmacista democristiano Paolo Tuffi.

Aumentati inoltre fino al 60% tre assegni di reversibilità. Se non un colpo, un colpetto alla delibera Fico. Che chiude con un ultimo dulcis in fundo: a godere di un rialzo al suo assegno vitalizio anche Rosa Russo Iervolino (nella foto) e Gianni Alemanno secondo quanto raccontato solo pochi giorni fa dal Fatto Quotidiano. Un regalo di Natale prima del tempo. Che in tempo di Covid non è affatto male.

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