Il 4 marzo Il Fatto Quotidiano rivela che Carlo Nordio, ministro della Giustizia, ha espresso in una risposta scritta all’interrogazione del senatore forzista Maurizio Gasparri il proprio sostegno formale al Disegno di Legge S. 1277. La norma, promossa dalla maggioranza di centrodestra, imporrebbe l’obbligo di astensione ai componenti della Commissione Antimafia che abbiano ricoperto incarichi istituzionali precedenti ritenuti in conflitto con le indagini in corso. I destinatari reali non sono un segreto: il senatore Roberto Scarpinato, ex Procuratore Generale di Palermo e Caltanissetta, e il deputato Federico Cafiero de Raho, ex Procuratore Nazionale Antimafia. Entrambi del Movimento 5 Stelle. Entrambi sotto scorta da decenni.
Nelle argomentazioni scritte, il Guardasigilli sostiene che la norma “colma la mancanza di una regolamentazione organica” e che l’obbligo di astensione garantisce “terzietà e indipendenza” della Commissione, anche rispetto a chi abbia una conoscenza pregressa dei fatti indagati. La traduzione istituzionale è semplice: chi ha combattuto la mafia sapendone troppe cose non può indagare sulla mafia. La competenza come causa di incompatibilità.
Commissione Antimafia: il copione della smentita
Poche ore dopo la pubblicazione, Nordio nega. «Non mi sono mai espresso sull’Antimafia», dichiara ai giornalisti, definendo la notizia «una delle tante fake news». Il testo della sua risposta esiste, è depositato in Senato ed è leggibile da chiunque. I capigruppo M5S al Senato e alla Camera, Luca Pirondini e Riccardo Ricciardi, commentano: «O Nordio non conosce gli atti che firma, oppure pensa di trattare come stupidi i parlamentari».
Il DDL 1277 era stato depositato nell’ottobre 2024 e aveva superato l’esame in sede referente ma a ottobre 2025 era stato accantonato dopo che il Quirinale aveva fatto pervenire riserve sulla compatibilità con l’articolo 67 della Costituzione, che tutela la libertà del mandato parlamentare, contestando anche la genericità della definizione di conflitto di interessi. Un ministro che risponde a un’interrogazione del proprio schieramento per rilanciare quella norma esercita una pressione sul Parlamento che la Presidenza della Repubblica aveva già cercato di fermare.
Una coerenza che fa paura
Sarebbe però un errore leggere questa vicenda come una scivolata. L’endorsement di Nordio al DDL 1277 non è un’anomalia: è la coerenza di una visione. Lo stesso governo/maggioranza che ha abolito il reato di abuso d’ufficio, sottraendo uno strumento di tutela ai cittadini, ha poi ridotto il perimetro delle intercettazioni, senza cui decine di processi antimafia non avrebbero mai preso forma. E porta al referendum del 22 e 23 marzo una riforma costruita per indebolire l’autonomia delle procure rispetto alla politica. Ogni tassello punta nella stessa direzione: ridurre la capacità dello Stato di disturbare chi conta.
Il paradosso lo porta chi ha innescato la mossa. Gasparri, che ha interrogato Nordio per forzarne la posizione pubblica, è lo stesso parlamentare che per due anni ha omesso di dichiarare la presidenza di Cyberealm, società di cybersicurezza con legami negli apparati di intelligence israeliani, mentre sedeva in Commissione Difesa. Si è dimesso solo quando La Notizia ne ha dato conto e la trasmissione Report ha documentato quei rapporti. Che sia lui il promotore di una legge sulla “terzietà” dei commissari antimafia è il tipo di ironia che la politica italiana genera senza fatica.
Il 22 e 23 marzo si vota al referendum sulla riforma della giustizia. Affidare quella riforma a chi ha appena costruito una norma per estromettere per legge i magistrati più scomodi della Repubblica è una scelta. Almeno che sia consapevole.