Anzio e Nettuno terra di ‘ndrangheta. Ma Piantedosi non fa nulla

Il nuovo ministro dell’Interno Piantedosi non si è ancora pronunciato sul possibile scioglimento per mafia dei Comuni di Anzio e Nettuno.

Il nuovo ministro dell’Interno Matteo Piantedosi non si è ancora pronunciato sul possibile scioglimento per mafia dei comuni di Anzio e Nettuno, anche se sono passati già 9 mesi dall’insediamento delle commissioni d’inchiesta nelle due amministrazioni comunali.

9 OTTOBRE 1982 ATTENTATO AL TEMPIO MAGGIORE

Il nuovo ministro dell’Interno Piantedosi non si è ancora pronunciato sul possibile scioglimento per mafia dei Comuni di Anzio e Nettuno

Eppure quanto è emerso dall’Operazione Tritone, che ha portato all’arresto di 65 persone per ‘ndrangheta, descrive un quadro allarmante di come la criminalità organizzata si sarebbe insinuata nei due enti del litorale romano.

Il legame tra amministratori pubblici e famiglie ‘ndranghetiste emerge pagina per pagina nelle intercettazioni agli atti dell’inchiesta. Ma quanto questo abbia portato ad un condizionamento negli appalti pubblici lo sa solo Piantedosi e chi ha lavorato nelle due commissioni d’inchiesta che hanno passato al setaccio tutte le gare. La relazione comunque, da quanto risulta a La Notizia, non lascerebbe spazio a dubbi perché il condizionamento ci sarebbe stato e potrebbe portare presto anche a nuovi arresti.

Un eventuale scioglimento dei due comuni a guida leghista dovrà essere deciso entro i primi di gennaio perché secondo l’articolo 143 del Tuel il prefetto ha 45 giorni per decidere se inviare la relazione al ministro che a sua volta ha 90 giorni di tempo per decidere. Soltanto che in questo caso Piantedosi (ex capo gabinetto di Salvini) prima da prefetto di Roma ed oggi nei panni di ministro dell’Interno continua a restare in silenzio, nonostante dall’inizio del suo insediamento abbia dimostrato una certa determinazione e rapidità nel prendere decisioni.

Ma mentre su sbarchi e rave sono state intraprese azioni di contrasto molto dure e rapide, sui comuni di Anzio e Nettuno, fortino delle mafie, non è stato deciso ancora nulla. Nemmeno le due interrogazioni presentate il 7 e il 10 novembre rispettivamente da alcuni senatori del Pd e da Ilaria Cucchi (Alleanza Verdi e Sinistra) e la mozione annunciata ieri dai deputati del Movimento 5 Stelle hanno smosso l’immobilismo del Viminale.

“L’operazione della Direzione Distrettuale Antimafia che lo scorso febbraio ha portato all’arresto di 65 persone appartenenti ad una organizzazione locale di ‘ndrangheta operativa nel territorio di Anzio e Nettuno si è conclusa, evidenziando forti legami tra esponenti della ‘ndrina con rappresentanti della politica locale – scrivono i senatori Astorre, Mirabelli, Lorenzin, D’Elia, Rossomando, Verini, Camusso, Fina, Furlan, Giacobbe, Giorgis, Rando, Rojc, Zambito -. Su questo tema abbiamo presentato un’interrogazione al ministro dell’Interno per capire se non ritenga necessario e opportuno proporre lo scioglimento dei consigli comunali di Anzio e Nettuno”.

Stessa richiesta è arrivata dalla Cucchi: “A seguito delle inchieste delle Forze dell’Ordine e della Magistratura che hanno portato a numerosi arresti e a scoprire un sistema di relazioni tra esponenti della malavita e della politica locale, nel febbraio scorso, sono state nominate due Commissioni di accesso per verificare l’esistenza di condizionamenti mafiosi nei Consigli comunali di Anzio e Nettuno, per questo chiediamo al Ministro dell’Interno quali iniziative intenda prendere in riferimento alle relazioni depositate dalle Commissioni di accesso presso i comuni di Anzio e Nettuno”.

Infine, come detto, i deputati laziali M5S hanno annunciato il deposito di una mozione per impegnare il Governo “a verificare con la massima urgenza l’esistenza dei presupposti per lo scioglimento dei Consigli comunali di Anzio e di Nettuno”.

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