Appalti Covid per 4,7 miliardi. Oltre un terzo ad aziende straniere. Acquisite dall’estero forniture per 1,7 miliardi

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In un momento di crisi economica dovuta alla pandemia da covid-19, almeno i bandi pubblici relativi all’emergenza per il nostro Paese avranno dato ossigeno alle imprese italiane? Nì. O meglio, Sì ma solo in parte. Dei 4,7 miliardi di euro finora aggiudicati, ben 1,7 miliardi, cioè il 36,2 per cento, è stato assegnato a imprese straniere. Per la maggior parte si tratta di imprese cinesi, che hanno fornito soprattutto mascherine e altri dispositivi di protezione individuale soprattutto nei primi mesi dell’emergenza.

L’Italia, oltre ad esser stato il primo Paese europeo ad esser colpito dal virus, è stato anche fra i primi a dichiarare lo stato di emergenza. Oltre a varare le misure restrittive straordinarie, lo stato d’emergenza consente alle amministrazioni di bypassare molta burocrazia e approvvigionarsi in tempi più rapidi delle forniture necessarie. La gestione di un periodo così delicato e difficile è passato subito al dipartimento della Protezione civile, che fa capo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il 17 marzo, poi, il governo ha nominato Domenico Arcuri Commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica Covid-19.

Arcuri, viene insediato a capo di una struttura che serve a stipulare i maggiori contratti pubblici per la fornitura di materiale. La scelta del governo italiano è stata di procedere ad acquisti massivi e senza gara d’appalto per l’approvvigionamento dei beni che, soprattutto nei mesi iniziali, non poteva essere soddisfatto dalla produzione nazionale. Se è vero che il fattore rapidità durante una pandemia è fondamentale, è altrettanto importante che ci sia la massima trasparenza sugli acquisti anche se emergenziali, proprio perché effettuati in deroga alle leggi ordinarie.

Secondo quanto riportato dall’osservatorio sui bandi pubblici della fondazione Openpolis al 17 novembre 2020 risultano aggiudicati 4,73 miliardi di euro. C’è da dire che nei primi mesi della pandemia l’Italia, come la maggior parte dei Paesi europei, si è trovata impreparata nell’approvvigionamento dei materiali perché fino a quel momento non necessari nella vita quotidiana. Quindi le amministrazioni si sono rivolte anche a gruppi industriali esteri per l’acquisto di dispositivi di protezione o materiale sanitario. Quali aziende saranno state maggiormente coinvolte? Secondo Openpolis nei primi mesi dell’emergenza a fornire la maggior parte dei beni sono state soprattutto le aziende cinesi.

D’altro canto il grande paese asiatico è stato il primo al mondo ad avere a che fare con il Covid-19. Nel periodo tra il 14 aprile e il 14 maggio 2020 gli importi banditi e vinti da aziende straniere hanno superato quelli delle imprese italiane. Il 15 aprile, infatti, vengono aggiudicati tre tra i lotti con gli importi più alti banditi, relativi alla fornitura di circa 671 milioni di mascherine vendute da due aziende cinesi aggiudicatesi complessivamente circa 974 milioni di euro. Con il passare del tempo, o meglio da maggio in poi, il sistema di produzione italiano si è adeguato alle esigenze dettate dalla pandemia, e il rifornimento di risorse si è riequilibrato con aziende operanti in Italia.

Alle aziende estere vanno pochi lotti ma per importi notevolmente maggiori rispetto a quelle italiane. Nello specifico le imprese cinesi hanno vinto gare per 1,57 miliardi di euro, pari al 91,7 per cento del totale vinto da aziende non italiane. Segue la Corea del Sud, con 29 milioni, e poi gli Stati Uniti d’America (28,8) e Hong Kong (25,1). In quinta posizione il primo paese europeo, la Germania, nazione alla quale appartengono imprese che si sono aggiudicate 25 milioni di euro.

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