Appalti, il mattone di Stato fa gola. Si scatenano 687 imprese, pronte a piombare su una torta da 241 milioni. Che fra poco arriveranno a 800 milioni

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di Stefano Sansonetti

A quanto pare il mattone pubblico tira, soprattutto se lo si guarda dal punto di vista degli appalti. In queste ore si sta perfezionando una maxioperazione di manutenzione degli immobili di Stato. La procedura è un po’ sfuggita ai radar delle cronache economiche. Ma si dà il caso che nei giorni scorsi sul tavolo dell’Agenzia del Demanio, diretta da Roberto Reggi, siano piovute le candidature di ben 687 imprese. Una valanga che ben presto assumerà dimensioni anche più grandi.

PRIMO PASSO
Questo “gruppone” di aziende, infatti, ha messo gli occhi sulla prima tranche di bandi per la manutenzione degli immobili che riguardano le direzioni regionali di Marche, Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Valle d’Aosta, Abruzzo e Molise, Emilia Romagna, Veneto e Liguria. Gli appalti in questione, relativi al biennio 2016-2017, valgono 241 milioni e 383 mila euro. Ecco spiegato l’interesse delle 687 imprese. Peccato che alla fine, per questi ambiti regionali, ne dovranno rimanere “solo” 189. Ma come detto siamo semplicemente all’inizio. Se si considerano tutte le altre regioni, infatti, il conto finale dei bandi arriva a sfiorare gli 800 milioni di euro (per la precisione parliamo di 787,8 milioni). Insomma, alla fine della fiera l’Agenzia dovrà scegliere un totale di 580 imprese. Sarà questo il risultato della maxioperazione, la prima nel suo genere, caratterizzata da 16 gare e un totale di 66 lotti. Naturalmente l’Agenzia, che dipende dal ministero dell’economia guidato da Pier Carlo Padoan, ha l’obiettivo di razionalizzare i costi normalmente sostenuti per gli interventi sul mattone di Stato. I documenti spiegano che in ballo c’è la “realizzazione di lavori di manutenzione degli immobili in uso alle amministrazioni dello Stato”.

LE CARATTERISTICHE
Alle imprese che saranno individuate “si dovranno rivolgere le stazioni appaltanti interessate: l’Agenzia stessa, i provveditorati alle opere pubbliche, il ministero dei Beni culturali e il ministero della Difesa”. Certo, non sarà facile per la struttura di Reggi mettere ordine in questa procedura che soltanto nella sua prima fase ha scatenato l’appetito di 687 imprese. Le candidature, spiegano ancora i documenti, “saranno esaminate da Commissioni di gara composte da due rappresentanti dell’Agenzia del Demanio e da un rappresentante del Provveditorato alle Opere pubbliche per competenza territoriale”. Dopo la formazione della graduatoria il Demanio formalizzerà gli accordi quadro per il biennio. Nel frattempo la battaglia si è già scatenata.

Twitter: @SSansonetti

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