Appalti pazzi per 46 miliardi di euro

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di Stefano Sansonetti

Puntuale, come ogni anno, si affaccia l’intenzione di risparmiare soldi attraverso una stretta sugli acquisti pubblici di beni e servizi. Il fatto è che nel calderone degli appalti di Stato, in base agli ultimi aggiornamenti disponibili, ci sono 46 miliardi di euro che vengono spesi dagli enti locali in modo a dir poco “garibaldino”. Si tratta di tutta una serie di commesse che sfuggono al presidio della Consip o di quelle centrali acquisto che potrebbero far ottenere consistenti risparmi sulle relative forniture. Per carità, qualcosa si sta cercando di fare. Ma in settori come la raccolta e il trasporto di rifiuti, le attività dedicate al loro smaltimento, i servizi di gestione dei beni culturali, nonché tutti i servizi di assistenza alle regioni sui programmi cofinanziati da fondi Ue, regna ancora un “fai da te” locale che porta a sperperare risorse.

LE CONSEGUENZE
In altri termini significa che in questi ambiti gli enti locali fanno il bello e il cattivo tempo, laddove un maggior presidio delle centrali acquisti consentirebbe di risparmiare un bel po’. In occasione dell’imminente presentazione della legge di Stabilità, il governo guidato da Matteo Renzi sta facendo gli ultimi conti per cercare di capire come raggranellare risorse dal poliedrico mondo degli appalti pubblici. C’è chi parla di un obiettivo di risparmio di 2,5 miliardi di euro da parte dei tecnici del Tesoro guidato da Pier Carlo Padoan. Ma basta mettere insieme la normativa che negli ultimi anno ha riguardato la Consip per capire che i margini potrebbero essere nettamente superiori. La società, nata proprio per far risparmiare lo Stato nell’approvvigionamento di beni e servizi, presidia solo una parte dei 130 miliardi che ogni anno vengono spesi in tal senso. Al momento di tratta di circa 40 miliardi, riferiti alla fornitura di alcune grandi categorie merceologiche (energia, telefonia, buoni pasto, informatica, servizi agli immobili pubblici, auto).

IL NODO
Sul piatto rimangono in primis 44 miliardi di cosiddette prestazioni sociali in natura (in pratica spese in convenzione con il Servizio sanitario nazionale), che hanno diverse logiche di fornitura e non rientrano nel perimetro Consip. Poi però ci sono 46 miliardi sui quali l’intervento della centrale del Tesoro, o di altre centrali regionali, potrebbe essere incisivo. Quali sono i settori? Per esempio c’è la raccolta e il trasporto dei rifiuti, attività quanto mai delicata. Qui per esempio la Consip si è affacciata bandendo una gara d’appalto per i comuni dell’Alta Murgia (150 milioni di euro in sette anni). Ma si tratta di un piccolo tassello, se solo si considera che in base ai dati più aggiornati questo servizio a livello nazionale costa 7 miliardi di euro. C’è poi il settore dello smaltimento dei rifiuti ospedalieri. Anche qui la Consip è intervenuta organizzando una gara singola per l’Abruzzo (45,8 milioni in 7 anni). Ma è chiaro che su scala nazionale i valori sono destinati ad aumentare vertiginosamente.

GLI ALTRI SETTORI
Ancora, un sacco di soldi se ne vanno in appalti destinati a reclutare imprese che supportino le amministrazioni nella gestione dei programmi di sviluppo cofinanziati da fondi Ue. In questo caso la Consip ha in programma la pubblicazione di una gara entro la fine dell’anno. Di certo finora ogni amministrazione è andata per conto suo. E poi ci sono le attività che ruotano intorno ai beni culturali (servizi gestionali, servizi agli immobili, assistenza e ospitalità per il pubblico). Anche qui è prevista una gara entro la fine dell’anno, per servizi che, secondo stime preliminari, potrebbero costare circa 500 milioni. E poi è appena il caso di ricordare che non tutte le amministrazioni sono obbligate a ricorrere alle convenzioni Consip. Le società pubbliche, per esempio, sono tenute a passare per la centrale del Tesoro solo se rientrano nel conto dell’Istat. Ne sono fuori, per fare pochi esempi, Rai, Poste e Ferrovie. Certo, si tratta di società che operano sul mercato aperto. Ma almeno potrebbero ispirarsi ai parametri Consip per determinate forniture. Insomma, in attesa che il governo semplifichi la giungla delle stazioni appaltanti, passando dagli attuali 32 mila soggetti a non più di 35 centrali acquisto, rimangono settori in cui “appalti pazzi” portano a sprecare una quantità incredibile di risorse.

Twitter: @SSansonetti