Appalti truccati nelle Forze Armate, rischiano in 17. Chiusa la prima tranche dell’indagine. Nella seconda è coinvolto l’ex capo di Stato Maggiore Vecciarelli

difesa Vecciarelli
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Sembra incredibile ma neppure le Forze Armate sono immuni alla corruzione. Questo almeno è quanto trapela dall’inchiesta della Procura di Roma, guidata dal procuratore Michele Prestipino, convinta di aver portato alla luce un sistema illecito per gestire gli appalti nelle forniture delle forze armate grazie alla compiacenza di alti ufficiali corrotti. Fatti per i quali sono ben 17 le persone che, ricevuto l’avviso di conclusione indagini, ora rischiano di finire sotto processo.

Si tratta di appartenenti all’Esercito, all’Arma dei Carabinieri, alla Guardia di Finanza e imprenditori, a cui il pubblico ministero Carlo Villani contesta, a seconda dei casi, i reati di frode nelle pubbliche forniture, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio. A finire nel mirino del magistrato è stata una presunta serie di illeciti in appalti dal valore complessivo di 18,5 milioni di euro.

LA VICENDA. Per il pm, gli imprenditori che si aggiudicavano le gare d’appalto per forniture di ogni genere, inclusi arredi e distintivi, ripagavano per il ‘favore’ i pubblici ufficiali con mazzette pari al 10% dei contratti.

Quel che è certo è che l’inchiesta appena conclusa fa parte di un’indagine più ampia e che vede, in un altro filone ancora non definito, indagato l’ex capo di Stato maggiore, Enzo Vecciarelli (nella foto). Nello stesso fascicolo è coinvolto anche il generale Francesco Paolo Figliuolo ma nel suo caso, spiega il pm, l’iscrizione è un mero “atto dovuto”.