Appena decaduto il Cav già indagato per corruzione

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Vittorio Pezzuto

Come volevasi dimostrare. Sono trascorse appena poche ore dal voto che ha sancito l’espulsione di Silvio Berlusconi dal Palazzo, ed ecco che intorno al leader del centrodestra iniziano ad addensarsi le prevedibilissime e fosche avvisaglie di nuovi provvedimenti giudiziari. Privo dello scudo dell’immunità parlamentare, il Cav è ormai il facile bersaglio che può regalare a un qualsiasi pm la soddisfazione di passare alla storia per un arresto clamoroso. E magari – perché no? – anche per una successiva e prestigiosa carriera politica. S’illude chi pensa che, consumata la cruenta partita politica della decadenza, gli avversari togati di Berlusconi decidano di lasciarlo finalmente in pace. Al contrario, stanno già creando le premesse per un suo imminente arresto. In un passaggio delle motivazioni alla sentenza del processo Ruby-bis, il collegio giudicante chiede infatti che l’ex senatore venga adesso indagato per corruzione in atti giudiziari. Il Tribunale di Milano sostiene insomma che pagò le ragazze che parteciparono ai festini ad Arcore per testimoniare il falso. Non solo. Si deve a questo punto procedere anche nei confronti delle ragazze che parteciparono alla riunione convocata ad Arcore il 15 gennaio 2011 e dei suoi legali Piero Longo e Niccolò Ghedini. Riunione in cui, secondo i giudici, si misero a punto le testimonianze da rendere. «Tutti i soggetti partecipanti alla riunione e quindi anche tutte le ragazze – si legge nelle motivazioni dei giudici della quinta sezione penale presieduta da Anna Maria Gatto – sono gravemente indiziati del reato di cui all’art.319 ter: le giovani donne che poi rendevano false testimonianze in qualità di testimoni e, quindi pubblici ufficiali, ricevevano denaro e altre utilità, sia prima che dopo avere deposto come testimoni; Berlusconi in qualità di soggetto che elargiva denaro e altre utilità; gli avvocati Longo e Ghedini in qualità di concorrenti per aver partecipato, nella loro qualità di difensori di Berlusconi alla riunione del 15 gennaio 2011». Il versamento di 2.500 euro al mese «a soggetti che devono testimoniare in un processo nel quale colui che elargisce la somma è imputato – si precisa – non è una anomalia, ma un fatto illecito. Un inquinamento probatorio». Per questo hanno disposto la trasmissione degli atti alla Procura anche per valutare se Ruby possa essere incriminata per corruzione in atti giudiziari, falsa testimonianza e indebita propagazione di notizie.

La tesi del Tribunale
La sentenza ricostruisce i ruoli degli imputati, con Fede e Mora che «intrattenevano rapporti finalizzati a selezionare e procurare donne» e Nicole Minetti «disponibile per Berlusconi, in virtù del rapporto di fiducia-amicizia-interesse-amore (?) che la univa a lui». Ed è colpevole di favoreggiamento della prostituzione perché «svolgeva un fondamentale e continuativo ruolo di intermediazione nella corresponsione di stabili erogazioni economiche alle donne che abitavano in via Olgettina, emolumenti che avevano indubbia natura di corrispettivo per l’attività di prostituzione svolta». Sempre secondo i giudici, «gli spogliarelli, i travestimenti, i balli sensuali ed ammiccanti, anche con toccamenti lascivi e reciproci nelle parti intime» a cui partecipò vanno ritenuti «come un’attività accessoria del suo complessivo ruolo di favoreggiatrice della prostituzione altrui».

Avvocati al contrattacco
In un comunicato, Ghedini e Longo negano alcun addebito, sostenendo che quanto asserito nelle motivazioni della sentenza sia «totalmente sconnesso dalla realtà e dai riscontri fattuali. I bonifici di 2.500 euro alle partecipanti alle serate di Arcore non sono affatto iniziati dopo la riunione del gennaio 2011 bensì solo nel marzo 2012 quindi dopo oltre un anno e di ciò vi è prova documentale. Fra l’altro quell’incontro che era volto a reperire elementi utili alla difesa, soprattutto di fronte alla Giunta delle Autorizzazioni, è stato narrato proprio da noi al gruppo parlamentare del Pdl in data immediatamente successiva (18.1.2011) con grande risalto di stampa, proprio dagli avvocati Ghedini e Longo. Parimenti nessun rilievo hanno le copie delle dichiarazioni rese ritrovate durante le perquisizioni, poiché a tutti i testimoni era stata consegnata, come più volte ribadito nel corso del processo principale, copia delle dichiarazioni rese. Del resto – osservano i due legali – tutti gli elementi citati nella sentenza erano più che noti alla Procura della Repubblica che giustamente mai ha ritenuto di muovere nel corso del processo principale accusa alcuna nei confronti del Presidente Berlusconi e dei suoi difensori o delle testimoni che come tali appunto sono state sentite. Siamo certi – concludono – che la Procura non potrà che procedere ad una rapida archiviazione». Sta di fatto che sembra stringersi ulteriormente l’assedio giudiziario nei confronti del Cav. e nel giro di pochi minuti, scatta anche la comprensibile reazione politica di diversi parlamentari di Forza Italia. Tra questi Daniele Capezzone, che osserva come sia «ormai chiaro a chiunque abbia onestà intellettuale quello che già molti milioni di italiani hanno compreso da tempo: è in atto un ben preciso disegno politico, e poi mediatico-giudiziario, per tentare di estromettere dalla politica Silvio Berlusconi, ‘colpevole’ di rappresentare un baluardo insuperabile dalla sinistra italiana attraverso le ordinarie vie democratiche e elettorali. Molto semplicemente, noi non consentiremo che questo scenario si realizzi». Un «noi» che non può comprendere Alfano né alcun altro esponente del Nuovo centrodestra: sull’accaduto hanno infatti preferito restare in silenzio per tutta la giornata. Silvio? Per tutti loro evidentemente fa parte del passato.