Appendino condannata a un anno e sei mesi per i fatti di piazza San Carlo. “Pago per il gesto folle di una banda di rapinatori”

CHIARA APPENDINO
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Un anno e mezzo a tutti i 5 imputati, la sindaca di Torino Chiara Appendino, Angelo Sanna, Paola Giordana, Maurizio Montagnese e Enrico Bertoletti. E’ questa la sentenza di primo grado del tribunale del capoluogo torinese per la calca che si scatenò in piazza San Carlo il 3 giugno 2017. Quella sera durante la proiezione sul maxischermo della finale di Champions League Real Madrid-Juventus ci furono 1.690 feriti e due vittime, Erika Pioletti e Marisa Amato. All’origine del caos, quattro ragazzi, già condannati in via definitiva a oltre dieci anni di carcere, che spruzzarono dello spray urticante per rubare degli effetti personali.

La sindaca Appendino, l’ex questore Sanna, il dirigente di Turismo Torino, cui spettò l’organizzazione dell’evento, Montagnese, l’ex capo di gabinetto del Comune, Giordana, e Bertoletti, che si occupò di parte della progettazione, avevano tutti scelto il rito abbreviato. L’accusa era di disastro, omicidio e lesioni colpose. Sempre per quella serata, altri nove rappresentanti del Comune e delle forze dell’ordine, saranno invece giudicati con rito ordinario. Per la Appendino il procuratore Vincenzo Pacileo, aveva chiesto un anno e otto mesi, per Giordana 2 anni, per Montagnese 1 anno e 7 mesi, per Sanna 1 anno e 8 mesi e Bertoletti 3 anni e 6 mesi.

“Come sapete, ho sempre cercato di comunicare con tutti voi in modo diretto e sincero. E cosi’ vorrei fare anche in questo giorno difficile” scrive in un lungo post su Facebook la sindaca di Torino commentando la sentenza. “Il 3 giugno del 2017 – aggiunge -, durante la proiezione della finale Juventus-Real Madrid, una banda di quattro rapinatori, armati di spray urticante, si introdusse in mezzo alla folla e lo spruzzo’ per rubare collane e orologi preziosi. Questo gesto scellerato scatenò il caos che portò a molti feriti e alla morte di due persone”.

“I quattro sono già stati condannati a 10 anni per omicidio preterintenzionale – va avanti la sindaca -, anche in appello. Oggi, in un altro processo, la stessa Giudice ha condannato me (insieme ad altre 4 persone) a 1 anno e 6 mesi per una serie di reati colposi legati a quei fatti. E’ una decisione che accetto e rispetto, anche per il ruolo che rivesto. La tesi dell’accusa oggi validata in primo grado dalla Giudice, è che avrei dovuto prevedere quanto poi accaduto e, di conseguenza, annullare la proiezione della partita in piazza”.

“E’ una tesi dalla quale mi sono difesa in primo grado – aggiunge Appendino – e che, dopo aver letto le motivazioni della sentenza con i miei legali, cercherò di ribaltare in Appello perché è evidente che, se avessi avuto gli elementi necessari per prevedere ciò che sarebbe successo, l’avrei fatto. Ma così non fu e, purtroppo, il resto è cronaca. Non ve lo nascondo, questa tragica vicenda mi ha segnato profondamente. Quei giorni e i mesi che sono seguiti, sono stati i più difficili sia del mio mandato da sindaca sia della mia sfera privata, personale. E il dolore per quanto accaduto quella notte è ancora vivo e lo porterò sempre con me”.

“Con la stessa sincerità – prosegue – vorrei aggiungere ancora una cosa: a questi sentimenti, oggi, si somma anche una sensazione di amarezza. Perché se è vero che la carica istituzionale che ricopro comporta indubbiamente delle responsabilità, alle quali non ho alcuna intenzione di sottrarmi, è altrettanto vero che oggi devo rispondere, in quanto sindaca, di fatti scatenati da un gesto – folle – di una banda di rapinatori. Proprio sul difficile ruolo dei sindaci, sui rischi e sulle responsabilità a cui sono esposti, forse andrebbe aperta una sana discussione. Concludo questo messaggio con un grazie a tutte le persone che mi sono state vicine, soprattutto in questi giorni, e ai miei legali, fiduciosa di riuscire a far valere le nostre tesi nei prossimi gradi di giudizio”.

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di Gaetano Pedullà

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