Arata collabora con i pm di Palermo. Due nuovi arresti nell’inchiesta sulle mazzette per sbloccare le autorizzazioni per gli impianti a biometano in Sicilia

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Paolo Arata, accusato di essere socio occulto dell’imprenditore dell’eolico Vito Nicastri, arrestato nelle scorse settimane e ritenuto vicino al boss di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro, ha deciso di collaborare con la Procura di Palermo. E’ questa una delle principali novità nell’inchiesta che coinvolge l’ex parlamentare e consulente della Lega che nel filone romano vede indagato anche il sottosegretario Armando Siri.

Nell’ambito della stessa indagine oggi la Dia di Trapani ha arrestato Giacomo Causarano, ex funzionario dell’assessorato regionale siciliano all’Energia, e l’imprenditore milanese Antonello Barbieri. Per Causarano l’accusa è di corruzione, mentre Barbieri, sospettato d’intestazione fittizia di beni, autoriciclaggio e corruzione, sarebbe stato in società con Arata e Nicastri. Entrambi sono stati posti ai domiciliari.

L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto di Palermo Paolo Guido e dal pm Gianluca De Leo e condotta dalla Direzione investigativa antimafia, ha finora fatto luce su un presunto giro di mazzette alla Regione Siciliana. In particolare, Arata e Nicastri avrebbero pagato diversi funzionari regionali per avere in cambio agevolazioni nei loro affari nel campo delle energie rinnovabili. Nell’indagine erano già stati coinvolti anche i figli di Arata e Nicastri nonché un altro funzionario regionale, Alberto Tinnirello.

Causarano, sempre secondo gli inquirenti, sarebbe l’anello di congiunzione tra Nicastri e Tinnirello che firmava le autorizzazioni necessarie all’imprenditore per la realizzazione di due impianti di biometano. Il progetto era ottenere l’Autorizzazione unica da parte della Regione. La cifra su cui si sarebbero messi d’accordo sarebbe stata di mezzo milione di euro, e i primi 100mila euro sarebbero già stati consegnati. La restante parte doveva essere versata alla firma dell’autorizzazione.

Gli impianti oggetto delle indagini della Dia dovevano essere realizzati a Francofonte, in provincia di Siracusa, e a Calatafimi, nel Trapanese. Ma una volta ottenute le autorizzazioni, Nicastri aveva intenzione di rivendere il progetto, Un affare che gli sarebbe valso tra 10 e 15 milioni.
 Barbieri, invece, sarebbe stato socio di Nicastri fino al 2015, poi avrebbe ceduto le sue quote ad Arata per 300mila euro.

La tranche dell’indagine, che ipotizza il pagamento di una tangente di 30mila euro all’ex sottosegretario Siri, per l’approvazione di un emendamento che avrebbe dovuto far ottenere finanziamenti ai due soci, è stata, invece, trasferita a Roma.

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