Archiviata la recita del Def, tra Renzi e i sindaci finisce a tarallucci e vino. Il premier rimanda alla legge di Stabilità la discussione sui tagli

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Alla fine si conclude a tarallucci e vino quella che era stata dipinta come una guerra tra governo e sindaci a proposito della messa a punto del Def, il Documento di economia e finanza. Prova definitiva, se per caso ce ne fosse stato ancora bisogno, che nei giorni scorsi è andata in scena un’autentica recita. Del resto era davvero complicato pensare che renziani della prima ora come il sindaco di Firenze, Dario Nardella, o prontamente diventati renziani come il sindaco di Torino, Piero Fassino, avessero veramente intenzione di dare battaglia a Matteo Renzi. E così ieri, ultima riunione prima che oggi il Def venga approvato dal Consiglio dei ministri, tutti amici come prima.

LE POSIZIONI
“Il presidente del Consiglio ci ha detto che il Def non prevede nuovi tagli a carico dei Comuni”, ha esordito Fassino, “e che in ogni caso il governo intende discutere con l’Anci a partire da settembre quando sulla base del Def bisognerà redigere la legge di stabilità. Abbiamo preso atto di questo chiarimento importante”. Per i sindaci “il quadro ha consentito di superare le incomprensioni e i fraintendimenti dei giorni scorsi, ora si tratta di produrre traduzioni operative”. Tra i molti temi affrontati, anche il problema delle Città metropolitane. “Confermiamo l’intesa sottoscritta sul riparto dei tagli”, ha specificato Fassino, “ma abbiamo sottolineato come sia particolarmente oneroso per Roma, Firenze e Napoli. Abbiamo chiesto di ridiscutere non la ridefinizione dell’accordo ma su come ridurre l’impatto di questi tagli su queste tre città”.

I PRECEDENTI
Dopo la presentazione del Def da parte del premier gli amministratori locali erano scesi sul piede di guerra. Sul tavolo dell’incontro a Palazzo Chigi c’era un primo confronto sul Documento di economia e finanza e sul taglio da un miliardo di euro riservato dalla legge di stabilità alle città metropolitane. Da parte dei sindaci c’era anche la richiesta di restituzione del fondo compensativo Imu-Tasi che vale circa 625 milioni.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

Adesso basta errori sul virus

Cantano vittoria come se avessero ottenuto chissà cosa, ma l’Italia che comincia a riaprire dal 26 aprile non è un successo delle destre. Con le solite balle a uso elettorale, Salvini & company da ieri stanno ingolfando i social per intestarsi il ritorno alla normalità

Continua »
TV E MEDIA