Armi alla Turchia, Conte: “Non è vero che l’Italia è rimasta indietro”. Vignarca (Rete Disarmo): “Per ora solo annunci. Continuiamo ad esportare”

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“Non è vero che l’Italia è rimasta indietro” è quanto ha detto, questa mattina da Avellino, il premier Giuseppe Conte parlando dell’embargo alle armi destinate alla Turchia. “L’Italia – ha aggiunto il presidente del Consiglio – è capofila di una decisione forte dell’Ue sul tema, ma deve essere unitaria, altrimenti non è efficace. Se siamo capofila di una simile decisione non vuol dire mica che vogliamo vendere armi a Ankara”.

“Per ora – ha detto ai microfoni di Radio Cusano Campus Francesco Vignarca, coordinatore Rete Disarmo – ci risultano solo annunci, mentre invece mezza Europa ha deciso per uno stop della vendita di armi alla Turchia. Abbiamo commentato positivamente le parole del ministro Di Maio sull’ipotesi di uno stop da parte di tutta l’UE. Ma questo non implica che l’Italia debba aspettare a fermare l’invio delle proprie armi alla Turchia”.

“Negli ultimi 4 anni – ha aggiunto Vignarca – l’Italia ha venduto armi alla Turchia per oltre 460 milioni di euro. In questi dati c’è di tutto: dai software ai pezzi di ricambio per gli elicotteri. La cosa più grave è che l’Italia sta continuando a fornire anche armi e munizioni. Quando la guerra scoppia, le munizioni e i missili sono il motore della guerra. Purtroppo Repubblica scrive che il governo sta pensando solo al blocco di nuove licenze, bisogna invece fermare quello che abbiamo già autorizzato. Bloccare solo le nuove licenze – ha concluso il coordinatore di Rete Disarmo – è una cosa ipocrita”.

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