Armi pesanti all’Ucraina, il governo italiano si sbugiarda da solo. Guerini prima confessa e poi ritratta sulle forniture top secret

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Quali armi invia l’Italia all’Ucraina? Se c’è un mistero in questo conflitto è senza dubbio quello delle forniture italiane che, a differenza di quanto fanno altri Paesi Ue come la Germania, sono coperte dal segreto. Davanti a uno scenario simile è chiaro che ogni parola pronunciata dalle Istituzioni viene soppesata, valutata e analizzata.

Le nostre forniture di armi all’Ucraina, a differenza di quanto fanno altri Paesi Ue, sono coperte dal segreto

Proprio quello che è successo ieri quando il ministro Lorenzo Guerini, davanti alle commissioni Difesa di Camera e Senato (leggi l’articolo), ha spiegato con nonchalance: “Sulla base di quanto indicato dalla legge e in relazione all’evoluzione sul terreno, l’impegno italiano continuerà a supportare l’Ucraina nella sua difesa dall’aggressione russa anche con dispositivi in grado di neutralizzare le postazioni dalle quali la Russia bombarda indiscriminatamente le città e la popolazione civile”. Parole che hanno fatto saltare sulla sedia diversi parlamentari, increduli per un’affermazione simile.

Superato lo sgomento e dopo essersi stropicciati gli occhi, sono scoppiate furibonde polemiche che hanno spinto Guerini a ritornare sui suoi passi spiegando che si riferiva a “munizionamenti a cortissimo raggio funzionali al solo scopo difensivo e per proteggere città e cittadini”. Insomma una precisazione che più che altro sembra sconfessare completamente la precedete affermazione. Proprio per questo più di qualcuno ha pensato che la pezza sia stata peggiore del buco.

“Voglio dare atto al ministro Guerini che ha fatto una precisazione assolutamente doverosa e cioè che non intendeva dire di colpire le postazioni russe in territorio russo” spiega il presidente del M5S, Giuseppe Conte, spiegando che per “com’era formulata era un’espressione preoccupante, perché significava che siamo disponibili a distruggere le postazioni russe anche in territorio russo, e siamo quindi disponibili ad assecondare un escalation militare”.

Ma il dietrofront del ministro sembra non convincere a pieno il leader dei 5 Stelle in quanto lui stesso precisa che, alla luce di quanto accaduto, “è necessario e urgente quanto “invochiamo da giorni: che il premier Mario Draghi e il ministro della Difesa vengano in Parlamento e si confrontino con i rappresenti del popolo”. Tutt’altro che convinto dalla precisazione di Guerini anche il leader della Lega, Matteo Salvini, che malgrado il dietrofront ha comunque tenuto a ribadire: “Noi abbiamo votato all’inizio perché l’Ucraina si potesse difendere: se ora alcune di queste armi vanno fuori confine a offendere o distruggere è un altro paio di maniche. Più armi si mandano e più la pace si allontana”.

Ancor più scettici i parlamentari di Alternativa che a tarda sera hanno fatto sapere che “il ministro della Difesa Guerini ha pronunciato parole che sono un chiaro segnale di come il nostro Governo invece di praticare tutte le strade possibili per arrivare a un cessate il fuoco tra Russia e Ucraina, lo stia invece alimentando in maniera impropria e indebita rendendoci a tutti gli effetti un Paese co-belligerante, contro la volontà della maggioranza dei cittadini italiani”.

Non solo. Gli stessi sono convinti che “la necessità di correggere il tiro da parte del ministero della Difesa dimostra che le parole di Guerini avevano detto più del necessario”. Comunque lo si voglia vedere, quello di Guerini resta quantomeno uno scivolone. Qualcosa che su un tema tanto delicato, specie in un momento in cui si valutano ulteriori invii di armi visto che il conflitto continua ad inasprirsi, non poteva che infiammare ancor di più la già instabile maggioranza.