Arrestato l’ex ministro Claudio Scajola

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di Nerina Gatti

In un grande albergo di Via Veneto, a Roma, è iniziata la giornata più lunga e nera di Scajola Claudio, ex ministro della Repubblica. É stato arrestato dagli uomini della Direzione Investigativa Antimafia e indagato dalla procura di Reggio Calabria per aver aiutato il potente imprenditore calabrese Amedeo Matacena, ex parlamentare di Forza Italia, a sottrarsi alla pena definitiva di 5 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa per aver favorito la cosca di ‘ndrangheta dei Rosmini. L’operazione degli uomini del colonnello Ardizzone nasce nell’ambito dell’indagine “Breakfast”, che ha portato alla scoperta dell’esistenza dei fondi neri della Lega Nord, gestiti dall’ex tesoriere Francesco Belsito e dal faccendiere Bruno Mafrici veicolate in quegli uffici a Via Durini, nella MGiM dove l’ex tesoriere dei Nar, Lino Guaglianone avrebbe mediato gli affari sporchi per la ndrangheta, la Lega, gli imprenditori in odor di mafia e massoneria come l’armatore Matacena. Sarebbe proprio dalle perquisizioni del giugno scorso, negli uffici nel cuore economico di Milano che il pm antimafia di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo e il sostituto della DNA Franceso Curcio avrebbero trovato le prove che collegavano la moglie di Matacena, Chiara Rizzo e l’ex fondatore di Forza Italia, Claudio Scajola.

Gli altri provvedimenti
Insieme all’ex ministro, alla Rizzo e al Matacena stesso, sono stati colpiti da provvedimento restrittivo la madre dell’ex deputato ed ex Miss Italia 1962, Raffaella De Carolis e altre cinque persone. Le accuse formulate dagli inquirenti sono pesanti, da quella di procurata inosservanza della pena a quella di intestazione fittizia dei beni per occultare l’immenso patrimonio della famiglia attraverso un elaborato meccanismo finanziario. Come rivelatoci dal procurtaore capo di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho, era stato richiesta l’aggravante mafiosa che il gip non ha però concesso ma che l’ufficio della procura si riserva di perseguire.

Nuovi sviluppi
Sulla vicenda infatti, pende l’ombra di un’associazione segreta che favorisce la ‘ndrangheta. Un’ipotesi investigativa, un altro procedimento che li vedrebbe indagati perchè “in concorso con ulteriori soggetti il cui ruolo è in corso di ricostruzione, ciascuno nella sua qualità professionale, politica e imprenditoriale, prendono parte ad una associazione per delinquere segreta collegata all’associazione di tipo mafioso e armata denominata ‘ndrangheta”. Per i pm della Dda di Reggio Calabria, il tentativo di far fuggire Amedeo Matacena in Libano, non è il favore di un “amico” o il progetto di un singolo, ma il programma di un’organizzazione segreta che con la ‘ndrangheta è legata da mutuo rapporto, ma soprattutto è in grado di sviluppare contatti e relazioni di alto livello.

Rapporti antichi
“Amedeo Matacena godeva e gode tuttora di una rete di complicità ad alti livelli grazie alla quale è riuscito a sottrarsi all’arresto”, ha detto il procuratore de Raho.
Secondo fonti vicine alla famiglia, la Rizzo si troverebbe insieme al marito a Dubai, dove l’anno scorso l’ex armatore reggino fu arrestato dopo una breve latitanza in seguito alla condanna definitiva. È qui che entrerebbe in gioco un altro indagato, Vincenzo Speziali junior, nipote dell’omonimo ex senatore del Pdl, sposato con una nobile libanese, vicina alla famiglia del presidente Amin Gemayel. Il giovane politico calabrese diventato così intimo del leader del partito delle Falangi, nel 2012 è tra gli organizzatori della Internazionale democristiana proprio a Beirut dove incontra Pierferdinando Casini, Lorenzo Cesa e soprattutto Claudio Scajola. Ma sullo sfondo dell’operazione di ieri, ci sarebbe anche la vicenda di Marcello Dell’Utri. Le coincidenze con il caso dell’ex senatore del PdL, condannato dalla Corte d’appello di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa e tuttora agli arresti in Libano, pare siano più verosimilmente delle convergenze , che come riferiscono gli inquirenti: “sono da verificare”. Sulla vicenda è intervenuto anche Berlusconi. “Non so per quali motivi sia stato arrestato, me ne spiaccio e ne sono addolorato». L’ex Cavaliere, in un’intervista a radio Capital, ha precisato che Scajola non è stato candidato non perché si avesse sentore di un arresto ma perché si era commissionato un sondaggio secondo cui si sarebbero persi voti se fosse stato candidato.

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